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Shock energetici e politica monetaria, il punto di vista della BCE

foto: Investment Advisory Investment Advisory

01.04.2026

Shock energetici e politica monetaria, il punto di vista della BCE

Christine Lagarde ha descritto in modo molto chiaro la strategia che l’Istituto di Francoforte intende seguire, rinsaldando la nostra convinzione che non interverrà in caso di ricomposizione relativamente rapida del conflitto

Le aspettative degli investitori sulle politiche monetarie sono cambiate radicalmente nelle ultime settimane: la stima sul livello dei tassi a fine 2026 incorporata nella curva OIS europea è passata da 1,80% prima dell'esplosione del conflitto al 2,70% attuale, il che significa che gli investitori sono passati dal prezzare un taglio con probabilità del 50% a scontare tre rialzi di 25bp, di cui due nei prossimi tre meeting. Il repricing riflette ovviamente il flusso di notizie in arrivo dal Medio Oriente e l'impennata delle quotazioni delle materie prime energetiche, ma anche una spiccata incertezza sulle ripercussioni macroeconomiche dello shock energetico e sulla risposta delle banche centrali.


Il punto di vista della Banca Centrale Europea, tuttavia, è stato oggetto di un ampio approfondimento da parte Christine Lagarde durante la conferenza con gli ECB Watchers organizzata dall'Istituto per la Stabilità Monetaria e Finanziaria.


La Presidente ha sottolineato che di norma l'impatto dei prezzi delle materie prime sull'inflazione generale è limitato, ma questa situazione può variare a seconda di due fattori:

  1. l'intensità e la durata dello shock, con effetti non lineari;
  2. la sua propagazione (pass through) attraverso gli effetti indiretti e di secondo grado (pressioni salariali e aspettative di inflazione). La propagazione, a sua volta, è influenzata dai trend macro, e in particolare da tre variabili: (1) la solidità dell'economia; (2) il livello di partenza dell'inflazione; (3) le condizioni sul mercato del lavoro. In linea generale, è più probabile che le imprese aumentino i prezzi quando la domanda è forte e i lavoratori ottengano aumenti salariali quando il mercato del lavoro è teso, ed entrambe le situazioni hanno maggiore probabilità di verificarsi se l'inflazione è già elevata.

Nel 2021-2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, molti dei canali descritti erano aperti e agevolarono la trasmissione dello shock energetico all'inflazione. Oggi, al contrario, la tipologia dello shock registrato e le caratteristiche dei trend macro lasciano presagire un pass through più limitato: l'aumento dei prezzi energetici è stato finora più modesto; l'economia è solida ma non surriscaldata; il tasso di disoccupazione è storicamente basso, ma non ci sono carenze di manodopera; le politiche economiche sono meno espansive e l'inflazione prima dello scoppio del conflitto era al target e attesa in calo. Pertanto, anche a parità di shock, gli effetti sull'inflazione dovrebbero essere più limitati.


Tuttavia, in caso di estensione/prolungamento delle pressioni al rialzo sui prezzi dell'energia, la trasmissione dello shock potrebbe accelerare. Vista l'incertezza sull'evoluzione della crisi e la non-linearità degli impatti macro, la banca centrale monitorerà con la massima attenzione tutti gli indicatori che possono segnalare in anticipo portata e tempistica degli effetti indiretti e di secondo grado, incluse le aspettative sui prezzi di vendita delle imprese, le evidenze micro di variazione dei prezzi, i tracker sulla dinamica dei salari, i report sulla domanda e gli eventuali interventi fiscali.


La risposta della politica monetaria sarà graduata e focalizzata sui rischi, tenendo conto del range di possibili scenari. Christine Lagarde ha commentato diffusamente l'analisi di scenario presentata durante il meeting del 19/3, e ha descritto con grande chiarezza la strategia che la BCE intende seguire, distinguendo tre casi:

  • se lo shock energetico sarà limitato per entità e durata, non sarà effettuato alcun intervento: i ritardi nel maccanismo di trasmissione renderebbero una risposta tardiva e potenzialmente controproducente;
  • se la crisi dovesse inasprirsi e alimentare un disallineamento ampio ma non troppo persistente dell'inflazione dal target, sarebbe giustificato un “aggiustamento moderato" del livello dei tassi, anche per tutelare la credibilità della banca centrale;
  • infine, se lo scostamento dell'inflazione dal target dovesse rivelarsi ampio e prolungato, i rischi di un disancoramento delle aspettative di inflazione aumenterebbero e la risposta della politica monetaria dovrebbe diventare più incisiva e persistente.


Benché non sia possibile stabilire a priori quale scenario si sta delineando, la configurazione favorevole del quadro macro e di policy allo scoppio del conflitto permette una valutazione accurata e non frettolosa degli sviluppi: l'inflazione è in linea con il target del 2% da circa un anno, le aspettative di inflazione sono ben ancorate e la stance di politica monetaria è neutrale. In questo contesto, riprendendo le conclusione dell'intervento di Christine Lagarde, la BCE “non interverrà fino a quando non avrà informazioni sufficienti sull'entità e la durata dello shock e sulla sua propagazione, ma no​n si lascerà paralizzare dall'esitazione" se emergeranno rischi per la stabilità dei prezzi a medio termine. 



Previsioni BCE sulla dinamica di PIL e inflazione nel triennio 2026-2028

Grafico a barre che confronta le previsioni relative al PIL reale, all


Fonte: Elaborazione Anima su dati BCE



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