BCE: il QE potrebbe chiudersi nel terzo trimestre, ma le decisioni sui tassi dipenderanno dai dati

Investment Advisory

15.03.2022

BCE: il QE potrebbe chiudersi nel terzo trimestre, ma le decisioni sui tassi dipenderanno dai dati

A sorpresa, Christine Lagarde ha confermato l’accelerazione del processo di normalizzazione della politica monetaria, nonostante l’incertezza provocata dallo scoppio della guerra.

L'invasione dell'Ucraina ha sensibilmente aumentato l'incertezza sullo scenario di riferimento e nel corso delle ultime settimane diversi esponenti del Consiglio Direttivo della BCE avevano sottolineato l'importanza di adottare un approccio cauto e graduale. Gli investitori, dunque, si aspettavano che la stance di politica monetaria non sarebbe stata modificata durante il meeting di marzo, per lo meno non in modo sostanziale. Così non è stato: Christine Lagarde ha annunciato un'accelerazione del processo di ridimensionamento degli stimoli monetari, in continuità con il messaggio lanciato durante la riunione di inizio febbraio (prima che scoppiasse la guerra). In particolare, gli acquisti netti mensili nell'ambito del Programma APP (Asset Purchase Programme) saranno pari a 40 miliardi di euro in aprile, 30 miliardi a maggio e 20 a giugno; gli interventi nel terzo trimestre saranno calibrati in funzione del flusso di dati, e si interromperanno se le prospettive per l'inflazione a medio termine non miglioreranno (a dicembre era stato fissato un piano di riduzione degli acquisti che prevedeva flussi netti pari a 40 miliardi di euro nel secondo trimestre, 30 miliardi nel terzo trimestre e 20 da ottobre).


La misura, più aggressiva del previsto, è stata parzialmente compensata modificando le indicazioni prospettiche sui tassi: la BCE ha rimosso dal comunicato ufficiale il riferimento al fatto che il primo rialzo dei tassi avverrà “subito dopo" la conclusione del Piano di Acquisti (e ha escluso formalmente la possibilità di un taglio). Qualsiasi intervento sui tassi sarà effettuato “qualche tempo dopo" l'interruzione degli acquisti netti, sarà graduale e coerente con la forward guidance (ovvero, i tassi saliranno quando l'inflazione raggiungerà il target del 2% ben prima della fine dell'orizzonte di proiezione e si stabilizzerà su quei livelli, con conferme nella dinamica dell'inflazione core). In sostanza, come chiarito a più riprese da Christine Lagarde durante la conferenza stampa, il primo rialzo dipenderà dal flusso di dati, non dal calendario, e la BCE si riserva “il massimo dell'opzionalità in un contesto di massima incertezza".​


Previsioni macroeconomiche per l’Area Euro – Staff BCE


Fonte: elaborazione ANIMA su dati BCE


Come da prassi consolidata, le previsioni sull'evoluzione dello scenario macro sono state un input fondamentale per la discussione all'interno del Consiglio. L'analisi presentata specifica che l'impatto della guerra è significativo, ma l'economia europea ha fondamentali solidi, complici l'ampio supporto di policy, i progressi sul mercato del lavoro e l'allentamento delle minacce poste dalla pandemia e dei malfunzionamenti dal lato dell'offerta. Il PIL dovrebbe espandersi a un ritmo del 3,7% nel 2022, 2,8% nel 2023 e 1,6% nel 2024, a fronte di stime rispettivamente pari a 4,2%, 2,9% e 1,6% formulate a dicembre. Più marcate le revisioni apportate alle proiezioni di inflazione: le medie annue per il triennio 2022-2024 si attestano rispettivamente a 5,1%, 2,1% e 1,9%, a fronte di livelli pari a 3,2% per il 2022 e 1,8% per 2023 e 2024 indicati a dicembre; i rischi derivanti dal conflitto sono “sostanziali" e orientati al rialzo.

Nel complesso, le indicazioni emerse durante il meeting rinsaldano la nostra convinzione che le scelte della BCE dipenderanno dal modo in cui sarà articolata la funzione di reazione. I rischi crescenti derivanti dall'andamento dei prezzi dell'energia basteranno per interrompere gli acquisti all'inizio del terzo trimestre, ma le condizioni per un aumento dei tassi potrebbero non materializzarsi nel 2022, stanti le pressioni contenute sui salari e la probabilità elevata che le stime sulla crescita siano riviste al ribasso (le valutazioni sull'impatto della guerra appaiono ottimistiche). Ciò detto, come già sottolineato dopo il meeting di febbraio, la situazione potrebbe cambiare se la funzione di reazione della banca centrale venisse allargata per includere l'inflazione sulla componente servizi, che in Area Euro si è sganciata dal trend pre-pandemico. ​

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