BCE, un rialzo appropriato sotto ogni condizione
Come ampiamente atteso, durante la riunione dell'11 giugno la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi ufficiali di 25 punti base, per la prima volta da settembre 2023, interrompendo una pausa che durava da dodici mesi; il tasso di deposito è salito da 2,0% a 2,25% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginali rispettivamente da 2,15% a 2,40% e da 2,40% a 2,65%.
L'intervento, deciso all'unanimità senza prendere in considerazione proposte alternative, è stato presentato come una misura di politica monetaria ordinaria, pienamente giustificata dal contesto: durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha precisato che il rialzo non è stato effettuato a scopo precauzionale, per tutelare la credibilità della banca centrale o proteggersi da sviluppi avversi, ma in risposta a uno shock energetico che si è protratto più a lungo di quanto inizialmente atteso, e ha iniziato a trasmettersi in modo più pervasivo all'economia. La decisione è pienamente coerente con la funzione di reazione delineata dopo lo scoppio del conflitto (il disallineamento dell'inflazione dal target è diventato troppo ampio e persistente per poter essere ignorato) ed è stata descritta a più riprese come appropriata sotto qualunque ipotesi di sviluppo della crisi.
L'aggiornamento delle previsioni macro e dell'analisi di scenario ha offerto senza dubbio una solida base teorica per l'aumento dei tassi. Nello scenario base, infatti, le stime sull'inflazione sono state riviste notevolmente al rialzo, sia a livello headline (da 2,6%/2,0%/2,1% a 3,0%/2,3%/2,0% per il triennio 2026-2027-2028) che core (da 2,3%/2,2%/2,1% a 2,5%/2,5%/2,2%), nell'ipotesi che la crisi eserciti impatti diretti e indiretti sulla dinamica dei prezzi più ampi di quanto atteso a marzo, ma senza che emergano effetti di second'ordine attraverso le pressioni salariali. L'outlook per la crescita appare molto costruttivo: le stime sul ritmo di espansione del PIL nel 2026 e 2027 sono state riviste al ribasso di un solo decimo di punto percentuale e si attestano rispettivamente a 0,8% e 1,2%, mentre la proiezione per il 2028 è pari a 1,5%. Con riferimento all'analisi di scenario – che assume una stretta complessiva di 75 punti base, ed è stata ampliata per ricomprendere anche il caso di sviluppi più favorevoli rispetto allo scenario base - due aspetti meritano di essere sottolineati: l'economia non è attesa sperimentare fasi di contrazione nemmeno nello scenario più negativo, e l'inflazione core non è attesa scendere sotto il target del 2% nell'orizzonte di previsione nemmeno nello scenario più favorevole.
In un contesto di grande incertezza, la BCE non ha modificato - come prevedibile - l'orientamento per il futuro: le decisioni continueranno ad essere assunte riunione per riunione in funzione del flusso di dati, senza vincolarsi a un percorso predefinito.
Le nostre aspettative non cambiano, a maggior ragione considerando gli sviluppi costruttivi registrati nelle ultime ore in Medio Oriente. Restiamo dell'idea che la BCE non avvierà un ciclo di restringimento monetario aggressivo simile a quello del 2022, in un contesto di indebolimento della crescita, perdurante allentamento delle pressioni sull'inflazione core e assenza di effetti di second'ordine dello shock energetico. Benché un intervento a settembre rimanga una possibilità, non ci sarà spazio per una stretta più pronunciata, e, con il passare del tempo (forse già nel quarto trimestre), sarà necessario invertire la rotta.
Aspettative degli investitori sulle variazioni dei tassi ufficiali ai meeting BCE in programma nei prossimi mesi

Fonte: elaborazione Anima su dati Bloomberg.