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I mercati di giugno 2026

foto: Investment Advisory Investment Advisory

03.07.2026

I mercati di giugno 2026

L’andamento dei mercati è stato condizionato da una serie di eventi e sviluppi ad alto impatto, tra cui il raggiungimento di un accordo fra Iran e USA, il debutto di Kevin Warsh alla Fed e una correzione della tecnologia globale. Ne è derivato un aumento della volatilità e della dispersione

Nel mese di giugno, gli sviluppi in Medio Oriente sono rimasti un driver cruciale dei mercati: dopo una fase iniziale segnata dall'assenza di progressi concreti nelle negoziazioni, il raggiungimento di un accordo fra Stati Uniti e Iran e l'effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz hanno innescato un calo marcato delle quotazioni delle materie prime energetiche, ridimensionando i timori di uno shock stagflazionistico.


Parallelamente, il flusso di dati macro ha offerto ulteriori conferme di resilienza del quadro macro/fondamentale (l'indice delle sorprese economiche globali si è spinto in prossimità dei livelli più alti degli ultimi tre anni), rinsaldando la determinazione di diverse banche centrali ad adottare una stance più restrittiva: BCE e Bank of Japan hanno alzato i tassi, mentre la Federal Reserve, in occasione del primo meeting presieduto da Kevin Warsh, ha trasmesso un messaggio più aggressivo del previsto.


Il fronte microeconomico non è stato meno ricco di spunti. Il trend di apprezzamento robusto e generalizzato delle società esposte al comparto dell'AI che ha caratterizzato i mesi di aprile e maggio ha perso direzionalità e registrato un notevole aumento degli indicatori di volatilità e dispersione, complici le rinnovate preoccupazioni per la redditività dei massicci investimenti effettuati dagli hyperscaler e i dubbi sulla sostenibilità di alcune stime di crescita degli utili, riviste drasticamente al rialzo. Ne è derivata una massiccia rotazione settoriale, amplificata dai livelli estremi di concentrazione e posizionamento.


In questo contesto, i mercati obbligazionari hanno registrato performance positive, sulla scorta del calo pronunciato delle aspettative di inflazione innescato dal crollo del prezzo del petrolio. Bund e BTP hanno archiviato guadagni superiori rispetto ai Treasury: in Area Euro, infatti, il ridimensionamento dello shock energetico è stato accompagnato da una revisione al ribasso delle aspettative di inasprimento monetario (l'ammontare complessivo di rialzi prezzati entro fine anno si è ridotto di 30 punti base); negli Stati Uniti, al contrario, le scadenze brevi sono state penalizzate dalla sorpresa hawkish della Fed, e la curva dei rendimenti si è notevolmente appiattita. Le obbligazioni societarie hanno offerto ritorni confrontabili con i comparti governativi, con gli spread in consolidamento su livelli prossimi ai minimi dell'anno. 


Tabella: performance obbligazionarie governative e societarie a 1 mese, 1 anno e anno su anno, in valuta locale e in euro.

Gli indici rappresentativi dei mercati azionari globali hanno chiuso il mese sostanzialmente invariati, ma con una dispersione ragguardevole di risultati fra aree geografici e settori. Il sell-off che ha colpito la tecnologia globale, infatti, ha pesato sui listini statunitensi e su molti indici asiatici, con la Cina in evidenza negativa a causa dei segnali concomitanti di debolezza della domanda interna; al contrario, l'allentamento delle tensioni sul mercato dell'energia ha favorito i paesi più esposti, in primis in Area Euro (l'Euro Stoxx ha registrato nuovi massimi storici). Sul fronte settoriale, i comparti difensivi hanno generalmente sovraperformato quelli ciclici: energia e servizi per la comunicazione hanno subito forti prese di profitto, mentre finanziari e sanità figurano fra i comparti più premianti su entrambe le sponde dell'Atlantico. 


Tabella: rendimento dei titoli per regione su base mensile, annuale e anno su anno, in valuta locale e in euro.


I mercati valutari sono stati caratterizzati da un apprezzamento generalizzato del dollaro, sostenuto dalle sorprese positive nel flusso di dati macro e dall'inasprimento dell'approccio della Fed, con annesso allargamento del differenziale di tassi; il rapporto di cambio contro euro ha registrato in area 1.1360 i minimi da maggio 2025. Deboli le valute dei paesi esportatori di materie prime, corona norvegese in particolare, mentre la sterlina si è apprezzata grazie al ridimensionamento dell'incertezza politica; lo yen, che nei confronti del dollaro ha ​continuato a indebolirsi raggiungendo i minimi da 1986, è rimasto invariato contro euro.


Materie prime sotto pressione a causa delle attese di normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz e aumento dell'offerta, con la forza del dollaro e i timori di inasprimento dell'approccio della Fed ad acuire i movimenti. Il petrolio ha archiviato la perdita trimestrale più importante dallo scoppio della pandemia, oro e argento la maggiore da metà 2013; in controtendenza diverse commodity agricole, per i potenziali danni ai raccolti derivanti dal fenomeno El Niño.


Tabella: andamento delle principali valute (dollaro, yen, sterlina) rispetto all’euro su base mensile e annuale dal 2026.

Tabella: variazioni percentuali recenti dei prezzi di petrolio WTI, rame e oro in valuta locale e in euro.



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