I mercati di dicembre 2022

Investment Advisory

05.01.2023

I mercati di dicembre 2022

Nonostante i primi segnali di allentamento delle pressioni sui prezzi nei paesi sviluppati, le banche centrali hanno mantenuto un approccio molto aggressivo, innescando una marcata correzione sulle principali asset class



Nel corso del mese di dicembre, le banche centrali sistemiche hanno bruscamente interrotto il trend di recupero dei mercati azionari e obbligazionari che era partito all'inizio del quarto trimestre.


La Federal Reserve, in particolare, ha scalato marcia e alzato i tassi ufficiali di 50 punti base, come atteso, ma il Presidente Powell ha ribadito con fermezza che le ultime rilevazioni sull'inflazione non sono sufficienti a convincere il Comitato Esecutivo che la crescita dei prezzi è strutturalmente indirizzata verso il target e ha sottolineato che le condizioni di mercato dovrebbero riflettere l'impostazione restrittiva della politica monetaria, segnalando in modo inequivocabile che un allentamento delle condizioni finanziarie non è gradito. Sull'altra sponda dell'Atlantico, la BCE è apparsa iperaggressiva, tanto nella forma quanto nella sostanza: archiviato il previsto rialzo di 50 punti base dei tassi ufficiali, gli investitori sono stati colti di sorpresa dai richiami alla necessità di rialzi significativi e prolungati dei tassi ufficiali, dall'avvio del programma di riduzione del bilancio (Quantitative Tightening) già a partire da marzo 2023, e dall'esplicita affermazione che le aspettative sull'evoluzione dei tassi sono troppo conservative. Da ultimo, la BoJ ha letteralmente scioccato la comunità finanziaria allargando la banda di oscillazione dei tassi governativi decennali, una mossa giudicata come il preludio di un percorso di normalizzazione della politica monetaria ultra-espansiva in essere da decenni.


Sul fronte geopolitico, sono degni di nota la minaccia del vicepremier russo di tagliare la produzione di greggio in risposta al price cap imposto dal G7 e il raggiungimento di un accordo sul tetto al prezzo del gas a livelli sensibilmente inferiori a quelli inizialmente proposti. L'accelerazione del processo di riapertura in Cina ha portato a un significativo incremento del numero di contagi e la notizia di un'elevata percentuale di positivi individuati dai tamponi disposti a Malpensa - sui passeggeri in ingresso dal gigante asiatico - ha minato ulteriormente il sentiment; solo successivamente, non essendo stata rilevata alcuna variante sconosciuta, la sua portata è stata in qualche modo ridimensionata.


In questo contesto i mercati azionari hanno subito cali generalizzati, più marcati per gli Stati Uniti, dove il peso dei titoli tecnologici è preponderante, e per il Giappone, penalizzato dall'apprezzamento della divisa locale. Perdite più contenute in Europa e Paesi Emergenti, mentre solo la Cina è riuscita a chiudere il mese in positivo, grazie allo smantellamento più rapido e tempestivo della Zero-COVID Policy. Le dinamiche settoriali hanno visto una generalizzata preferenza degli investitori per i titoli difensivi, a scapito dei comparti più ciclici, penalizzati dall'atteggiamento aggressivo delle banche centrali e dai timori di un imminente rallentamento economico globale.






Gli indici obbligazionari governativi hanno registrato performance negative, in virtù di un flusso di dati macro che, al netto del calo delle pressioni sui prezzi, ha certificato un'inaspettata resilienza della crescita. A livello geografico, i Treasury hanno evidenziato una miglior tenuta relativa rispetto ai titoli di Stato europei, che hanno registrato considerevoli rialzi dei rendimenti (il benchmark decennale tedesco si è spinto ai massimi dal 2011); flussi in vendita sui BTP, con lo spread rispetto al Bund in allargamento a 214bp. Negative anche le obbligazioni societarie, che pure hanno contenuto le perdite grazie a un modesto restringimento dello spread rispetto ai governativi e alla minor esposizione al rischio tasso; in controtendenza il debito dei paesi emergenti in valuta forte, in marginale recupero. 





I mercati valutari sono stati caratterizzati dalla prosecuzione del trend di indebolimento del dollaro, il cui rapporto di cambio con l'euro si è riportato in area 1,07. Robusto apprezzamento per lo yen, nonostante la BoJ sia intervenuta con acquisti importanti per contenere il rialzo dei tassi.


Materie prime miste. Il prezzo del greggio ha chiuso il mese quasi invariato, sostenuto dalle tensioni geopolitiche ma zavorrato dai timori di calo della domanda derivante dall'indebolimento della crescita previsto nel 2023; i metalli industriali hanno recuperato terreno grazie al miglioramento delle prospettive per la crescita cinese, mentre l'oro ha beneficiato della debolezza del dollaro. Crollo del gas naturale europeo (-47%), tornato ai livelli antecedenti l'invasione dell'Ucraina, grazie al clima generalmente mite e alla persistenza degli stoccaggi su livelli superiori rispetto agli anni precedenti. 




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