Circuit breaker, un baluardo contro il panic selling
Il comparto dei semiconduttori è considerato una delle colonne portanti della rivoluzione tecnologica connessa allo sviluppo dell'IA, vista la diffusione di modelli e applicazioni sempre più esigenti in termini di potenza di calcolo e il drastico aumento degli investimenti infrastrutturali nei data center, e ha registrato fra aprile e maggio un trend di apprezzamento estremamente robusto e quasi ininterrotto: l'indice SOX (Philadelphia Semiconductor Index) ha da poco archiviato la miglior performance trimestrale dalla sua introduzione nei primi anni '90 (+88%), mentre l'indice coreano KOSPI (guidato dai due colossi globali dei semiconduttori Samsung Electronics e SK Hynix, con un peso cumulato di oltre il 50%) è arrivato a registrare un guadagno YTD superiore al 115%. Da inizio giugno, tuttavia, il trend ha perso direzionalità, complice certamente l'estensione del movimento, ma anche i livelli estremi di concentrazione e posizionamento, e il flusso di dati e notizie sul fronte del quadro macro/fondamentale. L'aumento della volatilità è stato così significativo che per quattro volte sono scattati i circuit breaker sul KOSPI (8, 23 e 26 giugno, 7 luglio – a fronte di sei soli blocchi registrati dall'introduzione del meccanismo nel 2000 a fine 2025), sollevando l'interesse degli investitori sul tema.
I circuit breaker sono meccanismi automatici di sospensione temporanea delle negoziazioni progettati per interrompere fasi di mercato caratterizzate da movimenti estremi, allo scopo di favorire un processo di formazione dei prezzi più ordinato e razionale. La finalità non è tanto quella di impedire la discesa delle quotazioni e sostenere artificialmente gli indici, bensì preservare l'efficienza del mercato nelle fasi di maggiore tensione, concedendo agli operatori il tempo necessario per assimilare nuove informazioni, aggiornare i modelli di valutazione, gestire le richieste di margini (margin call) su derivati/prodotti a leva e riequilibrare gli ordini. In quest'ottica, rappresentano uno strumento di stabilizzazione della microstruttura dei mercati, più che un meccanismo di sostegno ai prezzi.
Vennero istituiti dopo l'esperienza del Black Monday nel 1987, quando il Dow Jones perse oltre il 20% in un solo giorno, evidenziando la necessità di introdurre strumenti capaci di contenere e prevenire spirali ribassiste autoalimentate. Il loro utilizzo, tuttavia, è rimasto estremamente circoscritto: i blocchi generali scattarono una prima volta durante la crisi finanziaria asiatica del 1997, e successivamente quattro volte nel marzo del 2020, in concomitanza con l'ondata di debolezza e volatilità scatenata dalla pandemia. Durante i crolli legati allo scoppio della bolla dot.com o al crack Lehman le perdite infragiornaliere non superarono mai i limiti fissati, mentre in occasione del Flash Crash del 6 maggio 2010 (quando il Dow Jones perse quasi 1000 punti in pochi minuti, per poi rimbalzare) il movimento fu troppo rapido per essere intercettato; quell'episodio, tuttavia, spinse la SEC a riformare il sistema, legando i blocchi all'indice S&P 500 e introducendo le attuali soglie di attivazione del 7%, 13% e 20%: prendendo come riferimento la variazione dell'indice rispetto alla chiusura del giorno precedente, le negoziazioni vengono sospese per 15 minuti se si raggiungono i primi due livelli prima delle 15:25 (ora di New York), mentre la seduta si chiude anticipatamente se si raggiunge la terza.
Sulla Borsa Italiana, il meccanismo dei circuit breaker opera in modo decentralizzato: non blocca l'intero mercato (salvo casi straordinari gestiti direttamente dalle autorità), ma interviene in modo mirato e automatico sui singoli strumenti finanziari attraverso l'attivazione delle aste di volatilità: il sistema informatico monitora in tempo reale ogni singolo ordine immesso e confronta il potenziale prezzo di scambio con due parametri di controllo (scostamento dal prezzo statico e scostamento dal prezzo dinamico, definiti in funzione della liquidità dello strumento), sospendendo le negoziazioni in caso di superamento delle soglie per due minuti, prorogabili.
Indicatore di volatilità dell'indice KOSPI 200

Fonte: elaborazione Anima su dati Bloomberg.