Overview - Ricomposizione
Negli Stati Uniti, il flusso di dati macro nel suo complesso continua a dipingere un'economia in espansione a un tasso prossimo al potenziale, in coerenza con il nostro scenario base; benché il mercato del lavoro segnali che i rischi di surriscaldamento rimangono limitati, la crescita sottostante si conferma solida. Le prospettive per l'inflazione sono invariate: un mercato del lavoro in equilibrio, la crescita salariale in moderazione, la stagionalità residua e l'affievolimento dell'impatto di dazi e Mondiali di calcio suggeriscono un ulteriore allentamento delle pressioni sottostanti sui prezzi nella seconda metà dell'anno.
In Area euro, il calo dei prezzi dell'energia, sia prima che dopo il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran, ha probabilmente favorito un modesto miglioramento del momentum macro alla fine del secondo trimestre; pertanto, abbiamo rivisto leggermente al rialzo la stima di crescita per il secondo trimestre, di un decimo di punto percentuale. Le proiezioni per il secondo semestre sono inalterate, ma i rischi restano orientati al ribasso, vista la persistenza delle tensioni geopolitiche - anche se meno acute rispetto a marzo/aprile. Per quanto riguarda la dinamica dei prezzi, restiamo dell'idea che le condizioni dell'economia europea non dispongano dello slancio necessario per generare effetti di second'ordine significativi sull'inflazione core.
In Cina, il tasso di crescita nel secondo trimestre è rallentato al 4,3% su base annua, convalidando lo scenario di un'economia a forma di K: la domanda interna anemica si conferma l'elemento di maggior vulnerabilità, mentre le esportazioni e il settore manifatturiero - specie nel comparto high tech - rimangono resilienti. Considerando il dato più debole del previsto sul PIL del secondo trimestre, abbiamo rivisto al ribasso la stima di crescita per l'intero 2026, dal 4,9% al 4,8%, ma continuiamo a prevedere che sia raggiunto il limite inferiore del target ufficiale di crescita, 4,5-5,0%. La dinamica dei prezzi suggerisce che le pressioni sulle quotazioni energetiche si sono riversate sull'inflazione complessiva, ma senza trasferirsi all'indice core.
Sul fronte delle politiche monetarie, ci aspettiamo che la Fed lasci i tassi invariati al 3,50-3,75% nel mese di luglio, dal momento che il report più debole del previsto sul mercato del lavoro e soprattutto il forte calo dell'inflazione core lasciano ampi margini per adottare un approccio attendista. I tassi resteranno fermi anche nel resto dell'anno, in coerenza con un trend disinflazionistico in consolidamento e una crescita solida ma non surriscaldata. Restiamo convinti che un taglio sia più probabile che un rialzo, anche se entrambi rappresentano rischi di coda.
Ci attendiamo che la BCE mantenga i tassi fermi a luglio, e successivamente eviti di imbarcarsi in un ciclo di rialzi aggressivo paragonabile a quello effettuato nel 2022, in un contesto di (1) indebolimento delle prospettive per la crescita, (2) perdurante allentamento delle pressioni sull'inflazione sottostante, (3) assenza di effetti di second'ordine sui salari. Benché un intervento a settembre rimanga una possibilità (stimiamo la probabilità al 50%), restiamo dell'avviso che l'istituto di Francoforte non sarà in grado di consegnare il terzo rialzo parzialmente prezzato entro fine anno. Inoltre, continuiamo a pensare che in futuro - forse già nel quarto trimestre - occorrerà invertire la rotta.
La PBoC ha esplicitamente riconosciuto una crescente «divergenza strutturale» all'interno dell'economia, un riferimento assente sia nell'ultimo Comunicato trimestrale che nel report sulla politica monetaria del primo trimestre pubblicato a maggio. In aggiunta, il Comitato si è impegnato a rafforzare «l'assetto orientato al futuro, flessibile e mirato della politica». Il nostro scenario centrale non cambia: continuiamo ad aspettarci un taglio di 10bp del tasso di riferimento per i prestiti nel terzo trimestre e una riduzione cumulata di 50bp del coefficiente di riserva obbligatoria nel corso dell'anno.
CRESCITA E INFLAZIONE
Stati Uniti – Nessun segnale di cambiamento
La crescita sottostante si conferma solida. I dati sull'attività economica continuano a indicare un'economia in espansione prossima al proprio potenziale.
Prosegue la resilienza dei consumatori.
- Sebbene nella terza lettura del PIL la crescita della spesa dei consumatori nel primo trimestre sia stata rivista al ribasso di 0,9 punti percentuali, rileviamo come la revisione si sia concentrata principalmente in una manciata di categorie di servizi non discrezionali. In particolare, le revisioni al ribasso sono state determinate in gran parte dai servizi finanziari e assicurativi (soprattutto dai servizi di consulenza in materia di investimenti), da altri servizi (in particolare le organizzazioni sociali e religiose, nonché i servizi legali e contabili) e dai servizi di trasporto (principalmente i viaggi all'estero). Al contrario, le categorie di spesa discrezionale sono state riviste leggermente al rialzo. Inoltre, le revisioni alla spesa dei consumatori del primo trimestre si sono concentrate in larga misura nel mese di gennaio: pertanto, ci aspettiamo che nel corso del secondo semestre l'effetto di riporto continuerà a sostenere in misura significativa la crescita trimestrale dei consumi.
- A maggio, il reddito personale è salito più del previsto, al +0,7% mensile rispetto allo 0,0% di aprile. Il rimbalzo è stato in linea con le nostre aspettative, coerente con una ripresa dopo il dato molto debole di aprile, penalizzato dal reddito dei titolari di imprese con le rettifiche relative alla valutazione delle scorte (IVA) e al consumo di capitale (-2,7% mensile), a causa della riduzione dei pagamenti agli agricoltori nell'ambito del Programma di assistenza-ponte per gli agricoltori.
- Inoltre, a maggio la spesa mensile reale per il PCE è salita allo 0,3%, riflettendo una forza generalizzata nella spesa per beni reali (sia durevoli che non durevoli) e un dato invariato allo 0,2% mensile nella spesa per i servizi.
- I dati puntuali sulla spesa con carta di credito che monitoriamo indicano che a giugno il momentum di spesa ha accelerato— trainato in gran parte dalla spesa discrezionale. Tuttavia, riteniamo che parte della forza della spesa registrata a giugno possa essere attribuibile a fattori temporanei. Il più evidente è la Coppa del Mondo FIFA, che ha preso il via l'11 giugno. Analizzando i dati relativi alle carte di credito di BofA BAC e confrontando la spesa nei negozi fisici (B&M) situati negli Stati Uniti nelle città ospitanti i Mondiali (in base ai codici postali) con quella registrata nel resto del Paese, abbiamo riscontrato che parte dell'impennata della spesa di giugno si è concentrata proprio nei luoghi in cui si disputano le partite. In particolare, la spesa nei ristoranti ha registrato un aumento di due punti percentuali nelle città ospitanti il torneo.
Il resto dell'economia continua a mostrare una solidità di fondo.
- L'indice ISM dei servizi rimane ben al di sopra della soglia di espansione (54,0 a giugno), sostenuto in modo significativo dalle sue tre componenti principali: nuovi ordini (55,1), attività aziendale (55,4) e occupazione (51,2).
- A maggio, gli ordini di beni strumentali sono rimasti solidi all'1,4% mensile, a testimonianza della continua resilienza nell'attività di investimento.
In questo contesto, manteniamo sostanzialmente invariate le nostre aspettative riguardanti la crescita del PIL reale nel secondo trimestre al 2,1% trimestrale (q/q) SAAR (rispetto al 2,2% dello scenario di base precedente). La lieve revisione rispetto allo scenario di base precedente è stata determinata principalmente dai dati sul deficit commerciale.
Il mercato del lavoro avvalora l'ipotesi di un'assenza di surriscaldamento dell'economia statunitense. A giugno, la rilevazione sui nuovi occupati nei settori non agricoli si è attestato a 57.000 unità, con revisioni al ribasso relative a maggio e ai mesi precedenti che hanno portato il livello della media mobile a tre mesi (3mma) a 111.000 unità al mese: ciò implica una crescita più moderata rispetto al ritmo di 188.000 unità al mese della media mobile a tre mesi di maggio. Il tasso di disoccupazione è sceso per la prima volta da marzo, passando dal 4,30% al 4,19%, in un contesto di contrazione della forza lavoro. Parallelamente, il rallentamento della crescita dell'occupazione – da 129.000 unità a maggio a 57.000 a giugno – è stato in gran parte attribuibile a un brusco calo nell'occupazione nei settori del tempo libero e dell'ospitalità, che hanno perso 61.000 posti di lavoro dopo un aumento di 40.000 unità nel mese precedente. Tale dinamica suggerisce come l'attività di assunzione potrebbe essere stata concentrata nella prima parte dell'anno, riflettendo potenzialmente assunzioni anticipate in vista dei Mondiali FIFA. Inoltre, il salario medio orario (AHE) è rimasto invariato allo 0,3% m/m a giugno. Tuttavia, al netto degli effetti di composizione – che hanno leggermente gonfiato il dato complessivo, poiché i settori con salari più elevati hanno registrato una crescita più rapida delle ore lavorate – la crescita dell'AHE a giugno sarebbe risultata inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto a quella di maggio.
Analizziamo l'andamento a K. Il mese scorso abbiamo menzionato che un rischio di surriscaldamento potrebbe derivare dal ridursi del divario nella crescita dei salari e degli stipendi al netto delle imposte in base al reddito familiare. Infatti, sulla base degli ultimi dati del BofA Institute, si osserva come il divario tra i gruppi a reddito più elevato e quelli a reddito più basso, misurato in base a tale indicatore, si è ora colmato: la crescita salariale delle famiglie a reddito più elevato è diminuita, pertanto, il loro precedente vantaggio rispetto alle famiglie a reddito più basso si è in gran parte ridotto, mentre le famiglie a reddito più basso hanno registrato un aumento della crescita salariale. A nostro avviso, resta da verificare se tali tendenze si confermeranno nella seconda metà dell'anno; contestualmente, non diamo per assodato che l'andamento osservato nei dati del BofA Institute possa trovare riscontro nei dati ufficiali.
Nel complesso, riteniamo che si tratti di una questione che merita un monitoraggio costante, ma che, per il momento, non implichi un rischio reale di surriscaldamento.
Per due ragioni:
- Se consideriamo come attendibili i dati forniti dal BofA Institute, un'accelerazione della crescita salariale tra le famiglie a basso reddito non costituirebbe necessariamente una fonte significativa di surriscaldamento dell'economia. Dalla fine del 2019, il loro patrimonio netto è aumentato solo di circa il 10%, una percentuale significativamente inferiore a quella registrata dalle famiglie a reddito medio e alto. Un aumento salariale più consistente si verificherebbe quindi in un contesto di posizione patrimoniale relativamente debole. Inoltre, l'impatto sulla spesa non è scontato, poiché l'aumento salariale, se confermato dai dati ufficiali, potrebbe essere in parte utilizzato per ricostituire i risparmi, ripagare il debito e ripristinare i consumi precedentemente ridotti, piuttosto che generare un aumento sproporzionato della domanda discrezionale.
- In altri set di dati che monitoriamo, non si osserva una divergenza così ampia tra i gruppi a reddito più elevato e quelli a reddito più basso. Infatti, se si esaminano i dati sulla crescita salariale misurati dalla Fed di Atlanta per quartile salariale, si nota che il quartile più basso è ancora in ritardo rispetto al trend ormai stabile dei quartili medio e alto, senza mostrare segni di accelerazione.
Con riferimento all'inflazione, i dati continuano a indicare una decelerazione dell'inflazione di fondo. A giugno, il CPI core si è attestato allo 0,0% mensile, un dato inferiore alle attese e il più basso dal gennaio 2021. Ciò è stato determinato da una debolezza generalizzata. L'inflazione di fondo sui beni ha continuato a diminuire, rimanendo ben al di sotto dei livelli precedenti al Giorno della Liberazione, con un forte rallentamento proveniente dalle componenti sensibili ai dazi. Inoltre, le voci relative all'intelligenza artificiale, nel loro complesso, sono rimaste invariate nel corso del mese. L'inflazione dei servizi core si è dimostrata debole sotto diversi aspetti: l'indice dei prezzi al consumo (RPR) ha registrato un rallentamento di 21 punti base, attestandosi allo 0,15% mensile, mentre anche l'inflazione degli affitti figurativi ha subito una flessione, lasciando presagire che la tendenza alla «disinflazione nel settore degli alloggi» sia tornata in essere, dopo il rafforzamento registrato di aprile. Inoltre, l'inflazione supercore (servizi di base esclusi gli alloggi) ha registrato il livello più basso dal maggio 2020. Il rallentamento dell'inflazione supercore è risultato evidente sia includendo sia escludendo le componenti notoriamente volatili (ovvero le tariffe aeree e gli alloggi).
Il nostro scenario centrale resta invariato: un mercato del lavoro abbastanza equilibrato, una crescita salariale in moderazione, una stagionalità residua e l'impatto in calo dei dazi e dei Mondiali di calcio lasciano presagire che l'inflazione core continuerà a rallentare nella seconda metà di quest'anno.
Lo scenario base di ANIMA. Manteniamo l'aspettativa di una crescita del PIL reale relativa al secondo trimestre sostanzialmente invariata al 2,1% trimestrale (rispetto al 2,2% precedente), così come invariato resta il nostro scenario di base per il secondo semestre 2026: ci aspettiamo che la crescita del PIL reale si attesti in media al 2,2% trimestrale, con una stima di crescita annuale per il 2026 al 2,1%.
Con riferimento all'inflazione, confermiamo le attese di un CPI core in media al 2,5% nel 2026 mentre, in termini di PCE core, tenuto presente che a partire da gennaio 2026 il differenziale di inflazione tra PCE core e CPI core ha invertito il segno (con l'inflazione del PCE core che risulta superiore a quella del CPI core) e si è ampliato fino a livelli insoliti, manteniamo le attese di una media annuale per l'inflazione misurata dal PCE core al 2,7%.
Area Euro – Il peggio potrebbe essere alle spalle, o forse no
Alla fine del secondo trimestre si è registrato un modesto miglioramento dello slancio economico. Il calo dei prezzi dell'energia, sia nel periodo precedente che in quello successivo all'accordo tra Stati Uniti e Iran, ha probabilmente favorito un modesto miglioramento dello slancio economico alla fine del secondo trimestre.
- A giugno, l'indicatore del sentiment economico è salito di 1,3pp a 95,0, riflettendo una ripresa della fiducia sia nel settore manifatturiero (+0,2 punti percentuali, a -7,7) che in quello dei servizi (+0,6 punti percentuali, a 3,2).
- Sulla stessa linea, i PMI di giugno sono stati leggermente rivisti al rialzo nella pubblicazione definitiva: il PMI dei servizi di giugno è stato rivisto al rialzo di 0,5pp, attestandosi a 49,4 nella lettura definitiva (rispetto a 47,7 a maggio). Questo, congiuntamente alle revisioni relative alla produzione manifatturiera, ha comportato una revisione al rialzo di 0,5pp del PMI composito, salito a 50,0 (rispetto a 48,5 a maggio).
- A maggio, le vendite al dettaglio dell'Area Euro sono aumentate dello 0,2% mensile a maggio, dopo il calo rivisto al rialzo dello 0,3% su base mensile ad aprile (in precedenza -0,4%). Di conseguenza, il nostro indicatore della crescita reale dei consumi privati segnala una crescita stabile per il secondo trimestre — in linea con il nostro scenario centrale di una domanda interna ancora debole, ma senza segnali di ulteriore rallentamento.
In questo contesto, abbiamo rivisto leggermente al rialzo il nostro scenario di base relativo al secondo trimestre. Pertanto, ci aspettiamo che nel secondo trimestre la crescita del PIL reale dell'Area Euro sia attesterà allo 0,3% trimestrale (rispetto allo 0,2% precedente), in aumento rispetto al -0,2% trimestrale registrato nel primo trimestre del 2026. Gran parte di questo recupero sarà determinato da una parziale ripresa del PIL irlandese a seguito del calo anomalo registrato nel primo trimestre. A livello di componenti, ci aspettiamo una crescita dei consumi sostanzialmente stabile, un rimbalzo degli investimenti nell'edilizia dopo un primo trimestre debole e una crescita positiva degli investimenti al di fuori del settore edile. Prevediamo un modesto contributo negativo dal saldo commerciale, ampiamente compensato dalle variazioni delle scorte.
Per il secondo semestre del 2026, il nostro scenario centrale resta invariato, con la crescita sostenuta dagli stimoli fiscali tedeschi e dalla resilienza dell'economia spagnola, che registra risultati superiori alla media.
Permangono i rischi al ribasso. Sebbene le tensioni geopolitiche si siano attenuate rispetto ai livelli registrati a marzo e aprile, la volatilità rimane elevata. Di conseguenza, le fluttuazioni dei prezzi dell'energia pesano sulle prospettive di crescita dell'Area dell'euro.
Frenare gli entusiasmi relativi alla Germania. I dati di bilancio dall'inizio dell'anno continuano a sostenere la nostra aspettativa di una notevole espansione di bilancio nel 2026, che, secondo le nostre stime, dovrebbe fornire un impulso di bilancio pari a circa 0,5 punti percentuali. Nel frattempo, il governo tedesco ha presentato un pacchetto di riforme in 34 punti, che comprende una riforma dell'imposta sul reddito, una maggiore flessibilità nella regolamentazione del mercato del lavoro, una riduzione della burocrazia e la decisione di approvare il pacchetto di riforme pensionistiche entro la fine del 2026. Riteniamo che tali misure rappresentino un passo nella giusta direzione, ma non intravediamo ulteriori margini di crescita immediati, oltre al sostegno già fornito dal pacchetto fiscale. La nostra visione relativamente cauta al di fuori dell'ambito fiscale riflette profonde sfide strutturali: 1) l'invecchiamento demografico che continua a limitare l'offerta di manodopera, 2) la concorrenza cinese, che mantiene il settore automobilistico in una fase di stallo, e 3) prezzi dell'energia più elevati rispetto al resto dei paesi dell'Area Euro. Inoltre, le misure proposte (che devono ancora essere approvate dal Parlamento) coprono un'ampia gamma di settori e riteniamo che sarà necessario tempo prima che entrino in vigore e abbiano un impatto tangibile sulla crescita.
Relativamente all'inflazione, non rileviamo effetti indiretti o di second'ordine. A maggio, l'inflazione complessiva è diminuita di 0,4 punti percentuali rispetto, attestandosi al 2,8% su base annua nella stima preliminare di giugno. A giugno, l'inflazione energetica ha registrato un calo significativo, in linea con il crollo dei prezzi del petrolio, con il future a breve termine sul Brent che ha ceduto 23 USD al barile dall'inizio del mese. Inoltre, l'inflazione alimentare è apparsa debole nella maggior parte dei paesi, trainata principalmente dai prodotti alimentari non trasformati.
Nel frattempo, l'inflazione di fondo ha sorpreso al ribasso, attestandosi al 2,4% su base annua a giugno, in calo di 0,2pp rispetto a maggio. L'inflazione dei beni di base è rimasta invariata allo 0,9% su base annua a giugno. L'inflazione dei servizi è scesa al 3,2% su base annua a giugno, dal 3,5% su base annua di maggio. Il rallentamento è stato evidente anche in termini di dinamica, con la serie destagionalizzata della BCE scesa al 3,3% su base mensile SAAR dopo il 3,5% su base mensile SAAR di maggio, in termini di media mobile a tre mesi. Dai dati preliminari a livello nazionale, gran parte del rallentamento è derivato (come spesso accade) dai servizi volatili, con le tariffe aeree e i servizi di alloggio in calo rispetto a maggio. Tuttavia, le voci volatili non sono state le uniche a determinare il rallentamento: infatti, esaminando i dati dettagliati relativi alla Germania e all'Italia, anche le altre componenti a maggiore intensità di manodopera hanno registrato un calo a giugno.
Restiamo convinti che l'attuale stato di saluto dell'economia dell'Area Euro non disponga dello slancio necessario per generare effetti di secondo ordine significativi sull'inflazione di fondo.
Lo scenario base di ANIMA. Ci aspettiamo che la crescita del PIL reale per l'anno corrente si attesti allo 0,8% (rispetto allo 0,3% precedente). Tale proiezione riflette:
- Il fatto che Eurostat abbia incorporato nelle cifre relative al PIL dell'Area Euro le revisioni del dato irlandese del primo trimestre effettuate all'inizio di luglio: questo ha comportato una revisione al rialzo della crescita dell'Area nel primo trimestre da -0,22% su base trimestrale a un valore pari a zero.
- La leggera revisione al rialzo che abbiamo apportato alla nostra stima di monitoraggio per il secondo trimestre (+0,1 pp a 0,3% su base trimestrale), che ha comportato automaticamente anche un leggero incremento delle stime relative al terzo e quarto trimestre.
Con riferimento all'inflazione, la nostra stima media annua per l'IPCA core resta invariata al 2,2%.
Cina – Conferme di un'economia a forma di “K"
La crescita del PIL nel secondo trimestre ha registrato un rallentamento, attestandosi al 4,3% su base annua. Su base trimestrale, il PIL del secondo trimestre si è attestato allo 0,9% rispetto al trimestre precedente, in calo rispetto all'1,3% del primo trimestre. Nel primo semestre del 2026, il tasso di crescita del PIL si è attenuato al 4,7% su base annua dall'inizio dell'anno, in linea con il nostro scenario base di una crescita del PIL che sarebbe stata inferiore all'obiettivo nella prima metà dell'anno.
Le sotto-componenti suggeriscono che l'economia cinese resta fortemente biforcata: le esportazioni e il settore manifatturiero – specialmente nei settori ad alta tecnologia – hanno mantenuto una buona tenuta, mentre l'edilizia residenziale e la spesa dei consumatori sono rimaste deboli, evidenziando che la domanda interna rimane il tallone d'Achille dell'economia cinese. I dati mensili relativi a giugno confermano questo andamento: gli investimenti nelle infrastrutture hanno registrato un calo a doppia cifra; la maggior parte degli indicatori del settore immobiliare continua a deteriorarsi e le vendite al dettaglio sono cresciute solo marginalmente. D'altro canto, la crescita della produzione industriale ha raggiunto il massimo degli ultimi tre mesi grazie alla forte attività estera: la crescita delle esportazioni è balzata al 27% su base annua a giugno, accelerando dal 19% di maggio.
Il limite inferiore è stato raggiunto. Alla luce della crescita del PIL reale del secondo trimestre inferiore alle attese, rivediamo leggermente al ribasso la nostra stima di crescita del PIL per l'intero anno 2026 al 4,8% (rispetto al 4,9% precedente). Nonostante la revisione al ribasso, ci aspettiamo comunque che l'economia cinese raggiunga il limite inferiore dell'obiettivo ufficiale di crescita compreso tra il 4,5% e il 5%. Pertanto, manteniamo la convinzione che la crescita del PIL possa accelerare al 4,7% su base annua nel terzo trimestre e al 5,0% nel quarto trimestre.
La nostra stima di crescita del PIL per l'intero 2026 si basa su tre ragioni fondamentali:
- Manteniamo l'aspettativa che le esportazioni continuino a beneficiare del ciclo globale degli investimenti nell'intelligenza artificiale e della transizione energetica globale in corso, fornendo un importante ammortizzatore per la crescita.
- Rileviamo che gli effetti positivi delle politiche annunciate in precedenza si stanno ancora manifestando. In particolare, il nuovo strumento di finanziamento da 800 miliardi di CNY non era ancora stato utilizzato al termine del primo semestre. Ci aspettiamo che le erogazioni abbiano inizio nel secondo semestre, e possano fornire un sostegno incrementale alla crescita.
- Oltre al nuovo strumento di finanziamento da 800 miliardi di CNY annunciato (ma non ancora attivato), riteniamo che le autorità abbiano margine per introdurre ulteriori stimoli (quasi-)fiscali a sostegno della domanda interna e per raggiungere l'obiettivo di crescita.
In questo contesto, la riunione del Politburo di fine luglio sarà probabilmente il prossimo evento chiave da seguire per cogliere eventuali segnali relativi a nuovi orientamenti politici.
Nessuna novità sul fronte dell'inflazione. I dati sui prezzi di giugno indicano che i prezzi del petrolio hanno continuato a sostenere l'inflazione dell'indice dei prezzi alla produzione (PPI) su base annua e la componente energetica dell'indice dei prezzi al consumo (CPI), sebbene il loro contributo si sia attenuato a seguito del calo dei prezzi globali del greggio. L'inflazione di fondo (Core CPI) ha registrato un rallentamento per il secondo mese consecutivo, riflettendo la persistente debolezza degli affitti immobiliari e dei prezzi delle automobili, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono rimasti in deflazione, in linea con la debolezza della domanda interna.
Lo scenario base di ANIMA. Alla luce della crescita del PIL reale del secondo trimestre inferiore alle attese, abbiamo rivisto al ribasso la nostra stima di crescita del PIL per l'intero 2026 al 4,8% (rispetto al 4,9% precedente). Nonostante la revisione al ribasso, manteniamo comunque l'aspettativa che la Cina possa raggiungere il limite inferiore dell'obiettivo ufficiale di crescita compreso tra il 4,5% e il 5%. Pertanto, prevediamo che la crescita del PIL acceleri al 4,7% su base annua nel terzo trimestre e al 5,0% nel quarto trimestre.
Per quanto riguarda l'inflazione, il nostro scenario centrale resta invariato: la nostra stima per l'inflazione headline in termini di media annua per il 2026 si attesta all'1,0%. Permangono rischi al rialzo, data la possibilità di ulteriori oscillazioni non lineari nei mercati energetici.
NOTA: Approfondimento presentato in occasione dell'ultimo Comitato Investimenti, tenutosi il 22 luglio 2026