Overview - Tenendo il ritmo
Negli Stati Uniti, il flusso di dati più recente ha continuato a dipingere una crescita solida e sostenibile più che un'economia che sta acquistando uno slancio eccessivo. Manteniamo la convinzione che il tasso di crescita del PIL oscillerà su livelli prossimi al potenziale per il resto del 2026 e nel 2027. Dal momento che il trasferimento delle pressioni al rialzo sui prezzi dell'energia all'inflazione core si conferma limitato - complice l'esposizione relativamente bassa delle componenti del CPI/PCE core ai costi energetici - continuiamo a pensare che il trend disinflazionistico di fondo sia destinato a consolidarsi.
In Area Euro, i dati sull'economia reale relativi al terzo trimestre si sono rivelati più deboli del previsto, a differenza degli indicatori basati sui sondaggi che hanno offerto segnali più costruttivi. Considerando che il nostro modello di nowcasting fornisce una stima di 0,2% per la crescita del terzo trimestre 2026, suggerendo un rallentamento dell'attività economica rispetto al ritmo di 0,6% registrato nel secondo trimestre e confermando il segnale di debolezza offerto dalla recente tornata di dati, abbiamo rivisto leggermente al ribasso la nostra previsione di crescita annuale del PIL reale per il 2027 all'1,2%, 0,1pp in mendo rispetto allo scenario base precedente. In linea con i risultati presentati in una nota recente (“MACRO FOCUS - Lezioni dal passato, visioni per il futuro" - ottobre 2026) in cui abbiamo analizzato il tema della propagazione dello shock energetico all'inflazione core nell'orizzonte di previsione, abbiamo rivisto al rialzo la nostra stima sull'inflazione core dell'Area Euro nel quarto trimestre 2026, dal 2,3% al 2,5%, e nel 2027, dal 2,1% al 2,3% in termini di media annua.
Le prospettive generali per l'economia cinese non cambiano: la domanda interna si conferma anemica, mentre l'intelligenza artificiale sta diventando un motore di crescita sempre più importante, principalmente attraverso le esportazioni piuttosto che gli investimenti. La nostra stima di crescita per il 2026 resta invariata al 4,6% su base annua; tuttavia, vista la persistente debolezza degli indicatori sulla domanda interna, abbiamo rivisto leggermente al ribasso la proiezione per il 2027, dal 4,8% al 4,6%. Per quanto riguarda la dinamica dei prezzi, la nostra stima sull'inflazione complessiva nell'anno in corso rimane all'1,0%, con rischi al rialzo che emanano dagli sviluppi sul mercato dell'energia mediorientale.
Ci aspettiamo che la Fed non modifichi il livello dei tassi durante la riunione di ottobre, dato che gli sviluppi sul fronte macro non giustificano un ulteriore aumento e l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine rappresenta un'ulteriore sfida. Successivamente, continuiamo a prevedere uno/due ulteriori rialzi entro marzo 2027; non pensiamo che saranno consegnati i tre/quattro aumenti attualmente prezzati entro ottobre 2027.
Sull'altra sponda dell'Atlantico, ci attendiamo che la BCE lasci i tassi invariati a ottobre. Un ulteriore aumento a dicembre non si può escludere, specie se i prezzi dell'energia non dovessero rientrare. Oltre dicembre, però, pensiamo che l'istituto di Francoforte manterrà i tassi fermi nel primo semestre 2027 e adotterà un approccio accomodante nel secondo semestre, con il numero di tagli che in ultima istanza dipenderà dal ritmo con cui l'inflazione core convergerà verso il target (lo scenario base precedente contemplava due tagli).
In Cina, manteniamo l'aspettativa che non si registrino tagli dei tassi o del coefficiente di riserva obbligatoria entro fine anno; è più probabile che il supporto di policy a breve termine sia fornito attraverso un'attuazione più rapida delle misure di stimolo fiscale.
CRESCITA E INFLAZIONE
Stati Uniti – Solida e stabile
Il flusso di dati continua a dipingere una crescita solida e sostenibile, più che un'economia che sta acquisendo uno slancio eccessivo. La nostra stima della crescita del PIL per il terzo trimestre del 2026 è stata rivista al rialzo in misura marginale dal 2,2% al 2,5% su base trimestrale. La modesta revisione al rialzo riflette principalmente un effetto di trascinamento meccanico derivante dalle revisioni annuali incorporate nella terza stima del PIL del secondo trimestre (rivista dall'1,5% q/q SAAR nella seconda stima al 2,2% nella terza), piuttosto che l'evidenza di un trend di crescita sottostante sostanzialmente più forte.
Nessun segnale di surriscaldamento. Infatti, mentre i PMI continuano a segnalare un ritmo di espansione sostenuto, il flusso di dati nel suo complesso, tra cui il commercio internazionale (agosto), le scorte (agosto), i dati PCE (agosto), gli indicatori del mercato del lavoro e i dati ISM (agosto-settembre), mette sempre più in discussione l'idea che l'economia stia registrando una riaccelerazione o iniziando a surriscaldarsi. Nel loro insieme, i dati recentemente pubblicati sono più coerenti con un'economia in espansione a un ritmo costante piuttosto che una significativa ripresa dello slancio di crescita.
I dati delle ultime due settimane hanno in gran parte rafforzato questa interpretazione. Il rapporto sul mercato del lavoro di settembre ha smorzato i precedenti timori di una riaccelerazione dell'attività, mentre gli ultimi dati sul commercio e sulle scorte hanno determinato una notevole revisione al ribasso della stima GDPNow della Fed di Atlanta, dal 5,0% trimestrale (SAAR) della scorsa settimana all'attuale stima del 3,6%. Inoltre, la spesa personale reale è aumentata dello 0,6% mensile (m/m) in agosto, in crescita rispetto allo 0,1% di luglio (rivisto al rialzo di 0,1 punti percentuali), con la spesa per i beni che ha registrato un rimbalzo dell'1,3% (rispetto al −0,5% del mese precedente), mentre la crescita della spesa per i servizi ha subito un leggero rallentamento, attestandosi allo 0,2% (dallo 0,3%). Poiché una parte consistente dei dati sottostanti relativi al terzo trimestre è ancora in sospeso, in particolare per quanto riguarda il commercio e le scorte, restiamo convinti che l'economia statunitense continuerà a oscillare intorno al proprio tasso di crescita potenziale per tutto il resto del 2026 e fino al 2027.
Le revisioni annuali confermano che la domanda interna continuerà a sostenere l'attività economica. Una quota significativa delle revisioni si è concentrata sul lato del reddito dei conti nazionali, con la crescita del reddito interno lordo (GDI) rivista al rialzo per tutto il primo semestre del 2026. Il reddito personale disponibile è stato rivisto al rialzo di quasi 300 miliardi di dollari, riflettendo in gran parte le revisioni al rialzo delle stime relative agli interessi attivi, mentre anche il tasso di risparmio delle famiglie è stato rivisto sostanzialmente al rialzo. È importante sottolineare che tali revisioni sono coerenti con un andamento osservato ripetutamente nel periodo post-COVID. A nostro avviso, esse rafforzano ulteriormente l'idea che i fondamentali delle famiglie siano stati notevolmente più solidi di quanto suggerito dai dati puntuali sul reddito e sul risparmio. Contribuiscono inoltre a spiegare la persistente resilienza della spesa dei consumatori, che ha ripetutamente superato le aspettative di molti analisti.
Tali revisioni rafforzano la nostra fiducia nel fatto che le famiglie statunitensi dispongono ancora di un consistente margine di sicurezza finanziario e che i loro bilanci rimangano sufficientemente solidi da assorbire sia il recente shock dei prezzi dell'energia sia l'attuale inasprimento delle condizioni finanziarie, senza compromettere in modo significativo la spesa dei consumatori.
Persistenti segnali di disinflazione. Tra gli elementi fondamentali da monitorare strettamente nel dato di agosto figuravano le revisioni dell'indice PCE core, ampiamente discusse nella nostra nota dell'agosto 2026, «(NEVER)MIND THE GAP». Coerentemente con quanto da noi anticipato, le revisioni relative a tre componenti dei prezzi del PCE (vale a dire, software e accessori per computer, servizi di gestione del portafoglio e di consulenza in materia di investimenti, nonché servizi legali) hanno spino al ribasso il tasso di inflazione annuale del PCE core di luglio di 36bp. In media, l'inflazione misurata in termini di PCE core fino ad agosto 2026 risulta ora inferiore di 0,2 pp rispetto a quanto riportato in precedenza. Inoltre, l'indicatore preferito dal presidente della Fed Kevin Warsh — ovvero la quota delle componenti dei prezzi del PCE che registrano un aumento superiore al 3% semestrale a 6 mesi, destagionalizzata e annualizzata (6m/6m SAAR) — è scesa dal 58% al 52%. Pertanto, riteniamo che sulla base dei dati di PCE di agosto le revisioni relative all'inflazione PCE core per il 2026 stiano andando nella direzione prevista; il dato di agosto è risultato favorevole, con il tasso annualizzato su base trimestrale (3m/3m SAAR) attestatosi al 2,0%, segnando il settimo mese consecutivo di decelerazione.
Nel contempo, non si registrano pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro, con la crescita salariale che ha subito un ulteriore rallentamento rispetto al ritmo già modesto registrato nell'ultimo anno. A settembre, la retribuzione oraria media (AHE) è aumentata solo dello 0,13% mensile. La debolezza è stata generalizzata: su 14 settori, nove hanno registrato un rallentamento nella crescita salariale mensile. Il settore dell'informatica, strettamente legato alla domanda legata all'intelligenza artificiale, ha registrato un notevole rimbalzo, attestandosi a +0,9% m/m. Tuttavia, ciò sembra più coerente con un rimbalzo dalla debolezza del mese precedente che con una rinnovata impennata delle pressioni salariali guidate dall'intelligenza artificiale. La crescita salariale nel settore era diminuita dello 0,3% su base mensile ad agosto, segnando il dato più debole dall'agosto 2023. Pertanto, la forza registrata a settembre va interpretata piuttosto come una normalizzazione a seguito di un dato insolitamente debole ad agosto, piuttosto che come prova di una nuova accelerazione della domanda legata all'intelligenza artificiale.
Analizziamo la sorpresa al rialzo del CPI core di settembre, rivelatosi superiore alle attese allo 0,3% base mensile (rispetto allo 0,2% atteso dal consenso).
Beni di base: aumento allo 0,3% dallo 0,1% precedente. Categorie con un peso elevato nell'indice, quali i veicoli nuovi e l'abbigliamento, hanno registrato modesti incrementi, mentre le auto usate e i beni per il tempo libero hanno subito un'impennata. A questo proposito, si osserva che i prezzi dei giocattoli sono aumentati del 4,2% su base mensile, segnando il più forte incremento mensile dall'inizio della serie statistica. L'aliquota tariffaria media sui giocattoli importati ha subito un forte calo all'inizio di quest'anno, ma i prezzi all'importazione al netto dei dazi per console e apparecchiature per videogiochi, giochi da tavolo o da salotto (che includono prodotti ad alto contenuto di semiconduttori) hanno registrato un'impennata negli ultimi mesi. Ciò suggerisce che i prezzi dei giocattoli nell'indice dei prezzi al consumo (CPI) potrebbero essere sensibili alle ripercussioni inflazionistiche derivanti dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale, piuttosto che all'effetto dei dazi. Ci aspettiamo comunque una normalizzazione di questa componente nei prossimi mesi.
L'aumento degli affitti figurativi va preso con le pinze. La componente relativa agli affitti figurativi (OER) si è attestata su livelli elevati, nonostante un mercato immobiliare piuttosto tranquillo per gran parte dell'anno, il che suggerisce una potenziale anomalia. Riteniamo infatti che la forza osservata a settembre non rifletta cambiamenti nella tendenza sottostante dell'inflazione degli affitti. L'inflazione dell'OER nelle piccole città del Midwest, caratterizzate da una certa volatilità, è balzata dello 0,9% su base mensile, il dato più forte dal luglio 2023, il che ha spinto al rialzo il dato aggregato nazionale. Anche alcune grandi città del Sud, come l'area metropolitana di Houston (+1,0% su base mensile), hanno registrato risultati positivi questo mese. Riteniamo che l'inaspettata forza delle componenti legate agli affitti a settembre sia stata in gran parte dovuta a picchi idiosincratici che difficilmente si ripeteranno nel prossimo mese. Continuiamo a ritenere che l'inflazione degli affitti regolari e dell'OER subirà una graduale decelerazione nel medio termine.
Escludendo le componenti legate agli affitti, l'indice CPI «supercore» è sceso dello 0,4% su base mensile. Come previsto, i prezzi dei servizi di telecomunicazioni wireless hanno registrato un aggiustamento al ribasso rispetto al dato insolitamente elevato di agosto.
A settembre, gli indicatori relativi all'ampiezza dell'inflazione misurata dal CPI sono migliorati. Nel complesso, la questione fondamentale è se lo slancio inflazionistico rimanga generalizzato o stia iniziando a restringersi nuovamente. Sulla base dei dati più recenti, l'ampiezza dell'inflazione si è ridotta per il quinto mese consecutivo, suggerendo che la recente sorpresa al rialzo del CPI sia stata determinata da un numero relativamente ristretto di categorie piuttosto che da un'accelerazione generalizzata delle pressioni sui prezzi.
Lo scenario base di Anima. Il nostro scenario di base aggiornato, che incorpora l'ultima stima di crescita del PIL per il terzo trimestre 2026 al 2,5% trimestrale, rimane sostanzialmente invariato. Continuiamo a prevedere che la crescita economica rimanga vicina al proprio tasso potenziale fino alla fine del 2027, il che suggerisce che l'economia statunitense sia ancora ben posizionata per assorbire l'attuale shock energetico globale senza un significativo deterioramento dell'attività economica interna.
Per quanto riguarda l'inflazione, in linea con i risultati presentati nella nostra recente nota (“MACRO FOCUS - Lezioni dal passato, prospettive per il futuro" – ottobre 2026), prevediamo ora che l'inflazione core misurata in termini di PCE su base annua si mantenga al 3,0% nel quarto trimestre del 2026, rispetto al 2,7% precedente. Successivamente, in linea con le nostre precedenti aspettative, gli effetti base favorevoli dovrebbero determinare un forte calo al 2,4% nel primo semestre del 2027, invariato rispetto allo scenario precedente, prima di scendere ulteriormente al 2,15% nel secondo semestre 2027, leggermente al di sotto delle nostre precedenti attese poste al 2,25%.
Area Euro – Nessuna accelerazione
Il flusso di dati relativo al terzo trimestre dipinge un quadro contrastante. I recenti dati ad alta frequenza hanno ulteriormente sottolineato la divergenza tra gli indicatori basati sul sentiment e l'attività economica effettiva. Sebbene i PMI e altri indicatori derivanti dai sondaggi continuino a indicare un'economia resiliente e un rafforzamento dello slancio, i dati sull'attività reale hanno fornito un segnale più contrastante e meno incoraggiante.
- Il PMI composito è rimasto invariato rispetto alla stima preliminare a 53,1 a settembre (rispetto a 52,0 ad agosto), mentre anche il PMI dei servizi è rimasto invariato rispetto alla stima preliminare a 53,0 a settembre (rispetto a 51,6 ad agosto) – il livello più alto dal novembre 2025 –, il che suggerisce che i fornitori di servizi ritengano che la crescita continua del reddito disponibile reale stia sostenendo la spesa dei consumatori.
- I dati industriali tedeschi relativi ad agosto si sono rivelati più deboli del previsto. Gli ordini nel settore manifatturiero tedesco sono diminuiti del 10,6% mensile in agosto, un dato significativamente inferiore alle aspettative di consenso che prevedevano un calo dell'1,0%. Gli ordini nel settore manifatturiero, esclusi quelli di grande entità, sono diminuiti solo dello 0,1%. Gli ordini complessivi sono stati penalizzati da un calo del 61,5% su base mensile degli ordini di grande entità relativi ad altri mezzi di trasporto (aeromobili, navi, treni e veicoli militari), che ha parzialmente invertito il forte aumento registrato a luglio (+129,4% su base mensile), probabilmente legato a ingenti ordini militari. Inoltre, il fatturato industriale è rimasto invariato in agosto, risultando inferiore all'incremento del 2,0% indicato dalla stima preliminare, mentre le vendite reali del settore manifatturiero sono rimaste invariate in agosto (rispetto a un calo dell'1,4% mensile registrato a luglio), un risultato sostanzialmente più debole di quanto suggerito dai dati preliminari. Infine, la produzione industriale (IP), esclusi i settori delle costruzioni e dell'energia, ha registrato solo una modesta ripresa in agosto, con un aumento dello 0,6% mensile, invertendo solo in parte la contrazione del 2,0% registrata a luglio.
- La produzione industriale si è rivelata debole anche nel resto dell'Area Euro. Ad agosto, la produzione industriale è diminuita in Spagna (−0,7% mensile), in Francia (−0,3% mensile) e in Italia (−1,3% mensile). Dal lato della domanda, le vendite al dettaglio nell'Area Euro sono aumentate di un modesto 0,1% mensile ad agosto, dopo il calo dello 0,6% registrato a luglio. Sulla base dei dati più recenti, il dato di riferimento per il terzo trimestre si attesta attualmente a −0,3% trimestrale (rispetto al +0,2% del secondo trimestre), il che suggerisce che i consumi privati potrebbero aver perso parte dello slancio rispetto al secondo trimestre, quando la spesa delle famiglie era cresciuta di un robusto 0,4% su base trimestrale.
In questo contesto, e in linea con il nostro ultimo aggiornamento della stima puntuale, abbiamo rivisto al ribasso il nostro scenario base per la crescita del PIL reale nel terzo trimestre del 2026 allo 0,2% trimestrale, dallo 0,3% precedente.
Il trasferimento del rialzo dei prezzi dell'energia sull'inflazione di fondo è rimasto finora limitato… ma è altrettanto probabile che l'impatto non si sia ancora pienamente materializzato.
A settembre, l'inflazione di fondo è cresciuta in misura marginale di 0,1 punti percentuali, attestandosi al 2,5%. L'inflazione dei beni industriali non energetici (NEIG) è scesa di 0,1 pp all'1,1% su base annua, mentre quella dei servizi è salita leggermente al 3,2% (0,2 pp in più rispetto ad agosto). A nostro avviso, vi sono ancora scarse evidenze di un effetto indiretto dell'aumento dei costi energetici sui prezzi dei beni e dei servizi. Infatti, i dettagli emersi dai dati nazionali sull'inflazione suggeriscono che l'aumento dell'inflazione di fondo registrato questo mese possa essere attribuibile ad altri fattori. Nel settore dei servizi, l'incremento ha rispecchiato la volatilità delle componenti legate al turismo a seguito di un dato debole ad agosto, in particolare in Francia, Spagna e Germania. Ad esempio, le tariffe aeree registrano solitamente un forte calo a settembre dopo le vacanze estive, mentre nel settembre 2026 le tariffe aeree sono aumentate del 5,8% su base annua.
In ottica prospettica, tuttavia, ci aspettiamo che il trasferimento si rafforzi gradualmente. Come illustrato nella nostra ultima nota (“MACRO FOCUS - Lezioni dal passato, prospettive per il futuro" - ottobre 2026), i dati emersi dal nostro modello di trasferimento dei prezzi delle materie prime suggeriscono che gran parte dell'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia non si sia ancora scaricato sull'inflazione di fondo.
Lo scenario base di Anima. In linea con i risultati presentati nell'ultima nota (“MACRO FOCUS - Lezioni dal passato, prospettive per il futuro" - ottobre 2026), in cui analizziamo l'impatto del recente shock energetico sulla crescita del PIL reale e sull'inflazione core lungo l'orizzonte previsionale fino a fine del 2027, abbiamo rivisto al ribasso la nostra attesa di crescita del PIL e al rialzo quella dell'inflazione core.
La stima di crescita a breve termine (nowcast) aggiornata per il terzo trimestre del 2026 si attesta allo 0,2% trimestrale, in rallentamento dallo 0,6% trimestrale registrato nel secondo trimestre; coerentemente con la recente debolezza emersa dal flusso di dati, abbiamo leggermente rivisto al ribasso la nostra previsione sulla crescita annuale del PIL reale per il 2027 all'1,2% (-0.1pp rispetto al precedente scenario centrale). Tale revisione riflette l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sull'attività economica. Ciononostante, continuiamo a prevedere un rafforzamento della crescita nel 2027, sebbene a un ritmo trimestrale più graduale rispetto a quanto previsto in precedenza. La politica fiscale rimane espansiva, in particolare in Germania, dove la spesa legata alla difesa dovrebbe fornire un ulteriore sostegno, mentre la crescita globale resiliente e le ricadute positive derivanti dal ciclo di investimenti nell'intelligenza artificiale dovrebbero continuare a sostenere l'attività economica in tutta la regione.
Con riferimento alla dinamica dei prezzi, ci aspettiamo che l'inflazione di fondo rimanga invariata al 2,5% su base annua nel quarto trimestre del 2026, rispetto al 2,2% precedente. Nel primo semestre 2027, l'inflazione core è attesa in marginale calo al 2,4% su base annua, rispetto al 2,2% precedente, per poi proseguire al ribasso al 2,2% nel secondo semestre del 2027, contro il 2,1% precedente. In termini di media annua, manteniamo l'attesa di un'inflazione core al 2,3% nel 2027, in aumento rispetto al 2,1% precedente.
CINA – Nulla di rilevante
Il quadro generale dell'economia cinese resta invariato: l'attività sul versante dell'offerta continua a mostrare una certa resilienza, mentre la domanda interna rimane debole. Nel contempo, le esportazioni, in particolare quelle dei settori ad alta tecnologia, continuano a rappresentare il principale motore della crescita economica.
Modesto miglioramento dei PMI grazie alla ripresa dell'attività nel settore infrastrutture. I PMI di settembre hanno registrato un modesto miglioramento, con gli indicatori sia del settore manifatturiero che di quello non manifatturiero che sono tornati in territorio espansivo, sebbene entrambi siano rimasti solo marginalmente al di sopra della soglia dei 50 punti. Il PMI manifatturiero complessivo è salito a 50,1 a settembre da 49,8 ad agosto, ponendo fine a un periodo di contrazione durato due mesi, sostenuto da una ripresa dell'attività produttiva. L'indice della produzione è salito a 51,7, il livello più alto registrato finora, mentre l'indice dei nuovi ordini è rimasto sostanzialmente stabile a 50,5. Al contrario, l'occupazione nel settore manifatturiero ha registrato un calo per il secondo mese consecutivo, evidenziando le persistenti pressioni sul mercato del lavoro.
La domanda estera ha continuato a fornire sostegno. Il PMI relativo ai nuovi ordini di esportazione dell'Ufficio Nazionale di Statistica (NBS) è rimasto invariato a 50,0, mentre il PMI manifatturiero di RatingDog, che attribuisce maggiore peso alle imprese orientate all'esportazione, è salito da 51,5 a 52,1, raggiungendo il livello più alto degli ultimi cinque mesi.
Dati relativi alle festività stabili o in leggero calo. Sulla base delle stime del Ministero dei Trasporti (MOT), il traffico passeggeri interregionale nazionale – che comprende sia i trasporti pubblici che quelli privati per motivi di pendolarismo, affari, istruzione e tempo libero – è aumentato dello 0,6% annuo durante la Festa Nazionale della “Golden Week", ben al di sotto dell'incremento del 6,2% annuo registrato durante le stesse festività dello scorso anno. Nel complesso, i dati relativi ai viaggi e alla spesa durante le festività indicano una crescita dei consumi che rimane modesta.
L'inflazione energetica rimane in testa. L'inflazione di fondo e quella dei servizi sono rimaste sostanzialmente invariate e al di sotto dei livelli pre-conflitto. I dati sull'inflazione hanno registrato una notevole accelerazione a settembre, con l'aumento dei prezzi del petrolio che ha spinto al rialzo l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) e le componenti dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) legate all'energia, mentre l'impatto sull'inflazione di fondo e su quella dei servizi è rimasto contenuto.
Per quanto riguarda l'indice dei prezzi alla produzione (PPI), l'aumento si è concentrato nei settori a monte, riflettendo i prezzi più elevati del petrolio greggio, del carbone e dei metalli non ferrosi, mentre le industrie manifatturiere legate all'intelligenza artificiale (IA) hanno continuato a beneficiare del ciclo globale di investimenti nell'IA e hanno registrato ulteriori aumenti dei prezzi. Detto questo, al di fuori dei settori dell'energia e dell'IA, i settori rivolti ai consumatori sono rimasti tra i principali fattori di rallentamento dei prezzi alla produzione. L'inflazione dei prezzi al consumo, al contrario, è aumentata solo modestamente, passando dallo 0,8% allo 0,9% su base annua, con l'incremento trainato dall'energia piuttosto che da una reflazione guidata dalla domanda o da effetti di secondo ordine.
Lo scenario base di Anima. La nostra stima di crescita annuale del PIL reale 2026 si attesta al 4,6% su base annua. Alla luce della persistente debolezza degli indicatori della domanda interna, abbiamo leggermente rivisto al ribasso quella per il 2027 di 0,2 punti percentuali (pp), portandola al 4,6%.
Per quanto riguarda l'inflazione, manteniamo invariata la nostra previsione annuale relativa al CPI headline all'1,0% per il 2026 e all'1,2% per il 2027
NOTA: Approfondimento presentato in occasione dell'ultimo Comitato Investimenti, tenutosi il 20/21 ottobre 2026