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08.06.2020

Mercati: verso una nuova normalità

Il graduale allentamento delle misure di lockdown e il supporto delle Banche Centrali continuano a sostenere le asset class più rischiose, incuranti della contrazione in corso e del riemergere dei rischi geopolitici. L’apprezzamento degli indici delle ultime settimane riflette una sorta di scollamento rispetto al quadro macro/fondamentale. La view sui mercati azionari resta neutrale e l’approccio tattico.

​​Calano i contagi e gli investitori ritrovano un po' di fiducia. Il contesto è cambiato? Presto per dirlo, ma indubbiamente, da metà maggio, sull'andamento dei mercati finanziari stanno giocando a favore due elementi


Da una parte, con alcune limitate eccezioni, le riaperture non stanno incidendo in modo significativo sulla curva dei contagi di Covid-19 - grazie alle contromisure adottate e all'arrivo dell'estate nell'emisfero Nord, che dovrebbe limitare la propagazione del virus –, rassicurando circa il fatto che eventuali nuove ondate di epidemia potrebbero a questo punto essere gestite in modo meno drastico, penalizzando in misura minore le economie. Peraltro, a supportare il sentiment hanno contribuito anche le sempre più frequenti notizie positive circa i passi compiuti dalla ricerca, a livello globale, verso l'identificazione di una terapia farmacologica o di un vaccino. 


Dall'altra parte, resta determinante la conferma di stimoli e consistente supporto da parte delle autorità, monetarie in primis, non soltanto per il breve periodo per rispondere all'impatto immediato dell'emergenza sanitaria, ma anche nel medio termine. L'ultima, in ordine di tempo è stata la Banca Centrale Europea, che in occasione della riunione del 4 giugno è andata oltre le aspettative, annunciando un Quantitative Easing ancora più energico per sostenere la ripresa economica: la BCE ha aumentato di 600 miliardi il suo Pepp, il piano pandemico di acquisto di titoli, portandolo a 1.350 miliardi e in più ne ha anche allungato la durata, almeno fino a giugno 2021 e non più soltanto fino a dicembre 2020 come aveva precedentemente stabilito. Sono in-ece stati mantenuti fermi – contro le aspettative di alcuni analisti e investitori – i tassi di interesse: a quota zero il tasso di riferimento e a -0,50% il tasso sui depositi presso la BCE. Il tutto poco dopo che la Ue aveva già annunciato un passaggio epocale, definito da molti un momento di svolta assimilabile al “Whatever it takes" di Draghi, ovvero il Recovery Fund o “Fondo per la ripresa". Il nuovo strumento è frutto della ritrovata sintonia fra Macron e la Merkel, veri promotori di quello che potenzialmente potrebbe rivelarsi un game changer, se le risorse saranno investite in progetti in grado di aumentare la crescita potenziale


Secondo la proposta dell'esecutivo comunitario, il fondo potrà assegnare fino a 750 miliardi di euro fra sovvenzioni e prestiti, suddivisi fra i paesi membri in proporzione all'entità della crisi economica subita a causa della pandemia e finanziati mediante emissioni obbligazionarie della Commissione Europea. L'importanza del Fondo ai fini dello scenario macro/fondamentale si giustifica con il fatto che le risorse dovrebbero essere impiegate quasi esclusivamente per investimenti nel futuro (healthcare, biotech, green power, e-mobility), con aumento della crescita potenziale e ricadute positive per la sostenibilità del debito. Per approfondimenti sul Recovery Fund si legga il post nel “Blog della gestione" a cura dell'Investment Advisory di ANIMA. 


Sempre sul fronte stimoli monetari, la BoJ, la Banca Centrale Giapponese, ha introdotto un nuovo programma di prestiti, quella inglese ha aperto le porte ai tassi negativi e tagli dei tassi sono stati annunciati in molti Paesi Emergenti (come Brasile, Messico e India). Dal lato delle politiche fiscali, in Giappone è stato approvato un secondo programma di stimoli da 1.100 miliardi di dollari, mentre in Cina sono stati rivisti al rialzo i target per il rapporto deficit/PIL e per le emissioni obbligazionarie degli enti locali. 


Per quanto riguarda il quadro macro/fondamentale, nonostante le indicazioni più costruttive dal fronte della Cina, sono arrivate ulteriori conferme di una crescita economica in forte contrazione nel II trimestre (se pur con qualche miglioramento in Europa) e in stabilizzazione nel III, con una lenta ripresa a seguire. 

In ogni caso resta ancora scarsa la visibilità circa l'entità e la velocità della ripresa dal momento che molto dipenderà dall'evoluzione della pandemia, dall'implementazione delle misure di stimolo e dai possibili cambiamenti nelle abitudini di consumo e investimento di famiglie e imprese. Degna di nota anche l'escalation delle tensioni fra Stati Uniti e Cina, alla vigilia della verifica semestrale sul rispetto degli impegni assunti nell'Accordo commerciale di “fase Uno". Molte le questioni in discussione, prime fra tutte le accuse da parte del Presidente americano Trump sull'origine del Coronavirus e la mancanza di trasparenza sulla vicenda da parte del governo cinese; la crisi di Hong Kong, l'inasprimento della regolamentazione per l'accesso al mercato dei capitali statunitense e l'adozione di provvedimenti restrittivi per le imprese operanti nel settore tecnologico. 


In questo contesto è probabile che la crescita economica e i mercati finanziari restino soggetti a vuoti d'aria, che richiedono ancora prudenza e tatticismo: la view di Anima sui mercati azionari si conferma quindi neutrale, privilegiando un approccio flessibile. Il forte apprezzamento degli indici degli ultimi due mesi (si veda il Grafico 1, relativo ai principali indici azionari a confronto) – in particolare dalla metà di maggio, alimentato anche dal posizionamento conservativo degli investitori - ha lasciato infatti sul campo valutazioni piene: i multipli dell'indice azionario globale si trovano sui livelli più alti degli ultimi vent'anni e incorporano proiezioni di nuovi massimi storici per i profitti nel 2021, un'ipotesi che potrebbe rivelarsi troppo ottimistica. ​


Pertanto, in questa fase, a nostro avviso, scelte accurate sul fronte dell'allocazione settoriale offrono maggiori opportunità di generazione di valore rispetto agli interventi sul livello dell'investito. Continuiamo a privilegiare i comparti che subiscono ricadute positive dalla crisi (tecnologia e salute in primis), ma stiamo identificando ​selezionate opportunità anche fra i settori ciclici (industriali con esposizione ai temi delle infrastrutture e dell'automazione).


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