Overview - Atterraggio ritardato

Fabio Fois

Responsabile Investment Research & Advisory

In base alle evidenze offerte dal flusso di dati più recente, la recessione in USA e Area Euro potrebbe materializzarsi in ritardo rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, non prima del quarto trimestre 2023. In Cina, al contrario, le prospettive per la crescita si sono deteriorate in modo sostanziale, e le autorità sono al lavoro per potenziare gli stimoli. Lo scenario per l’inflazione non ha subito variazioni significative: le pressioni sui beni core continuano ad allentarsi, soprattutto negli Stati Uniti, mentre quelle sui servizi si confermano più persistenti

Il flusso di dati più recente è stato piuttosto eterogeneo, ma nel complesso suggerisce che probabilmente i Paesi avanzati non entreranno in recessione nel terzo trimestre, dal momento che il settore dei servizi continua a sostenere le economie alle prese con le incertezze di fine ciclo. Di conseguenza, ci aspettiamo che la fase di contrazione dell’attività economica negli Stati Uniti e in Area Euro inizi nel quarto trimestre, non più nel terzo. Confermiamo le attese di una recessione modesta e di breve durata per entrambe le regioni e sottolineiamo che i rischi per lo scenario centrale sono orientati al rialzo. 


Le prospettive per la crescita cinese sono nettamente peggiorate, sotto il peso di un mix tossico di problematiche cicliche e strutturali che, in mancanza di interventi decisi delle autorità, getta un’ombra lunga sul futuro. La riunione del Politburo di luglio, dopo la pubblicazione dei dati sul PIL del secondo trimestre, rappresenterà la prima occasione per un intervento delle autorità, ma in questo momento c’è grande incertezza circa la portata e la natura delle possibili misure di sostegno.    


Lo scenario per l’inflazione non ha subito variazioni sostanziali durante le ultime settimane. In linea con le dinamiche della crescita nei paesi sviluppati, le pressioni sui prezzi dei servizi continuano a mantenere l’inflazione core su livelli elevati e ben lontani dai target delle banche centrali. Nello stesso tempo, si moltiplicano i segnali di una disinflazione dei beni core negli USA e, in modo più sfumato, in Area Euro. In Cina, malgrado la riapertura, l’inflazione continua a sorprendere al ribasso. Per il secondo semestre prevediamo solo una modesta risalita dell’indice core, alla luce dei progressi marginali in termini di sentiment dei consumatori e reddito delle famiglie. 


In questo contesto, restiamo dell’idea che Fed e BCE alzeranno ancora i tassi: benché mosse da ragioni differenti, entrambe aumenteranno i tassi di 50pb entro settembre; il rischio è che l’inasprimento possa proseguire anche in seguito, se crescita e inflazione non dovessero indebolirsi. In Cina, le autorità hanno adottato un approccio più proattivo e potenzieranno gli stimoli, ma a nostro avviso occorre una maggiore incisività di fronte al rapido deterioramento delle prospettive di crescita e ai dati sull’inflazione core ancora deludenti.    
   


BANCHE


USA – Poco o nulla da segnalare


Resilienza generalizzata dei prestiti. I dati settimanali indicano che le condizioni per la concessione di credito continuano a migliorare, dopo il deterioramento registrato all’indomani della crisi di marzo. I prestiti ai consumatori hanno riaccelerato, quelli alle imprese sono risultati invariati presso le grandi banche (ma gli eventi di inizio primavera non avevano avuto impatti) e in aumento presso i piccoli istituti. 


L’intervento forte e tempestivo delle autorità ha contribuito a stabilizzare la situazione. Da inizio maggio, l’ammontare di prestiti contratti dalle banche presso la Fed (tramite i programmi Discount Window e Bank Term Funding) è rimasto pressoché stabile a circa 90-100 miliardi di dollari. Si tratta di un dato decisamente inferiore rispetto ai 150-160 miliardi registrati subito dopo il crollo di SVB, ed è interessante notare che la quasi totalità dei fondi rientra nel programma Bank Term Funding: questo significa che la probabilità di altri incidenti legati all’esposizione al rischio tasso nel sistema finanziario, simili a quello occorso a SVB, è diminuita  (a parità di altre condizioni). 


Manteniamo però la convinzione che in futuro le banche ridurranno il supporto alla crescita. Tempi e portata del fenomeno restano molto incerti, poiché nel frattempo diverse forze saranno all’opera, e le più potenti potrebbero essere concentrate verso la fine dell’anno prossimo. 


(1) A brevissimo termine, prevediamo un continuo aumento del costo del capitale e del finanziamento. Le banche statunitensi ed europee evidenziano ancora un calo rispettivamente del 16% e del 10% rispetto ai livelli di inizio marzo. Peraltro, i timori circa la sicurezza dei depositi bancari (analoghi per entità a quelli rilevati nel 2008) lasciano presagire una riduzione dei depositi anche nei prossimi mesi. 


(2) Nel medio termine, la normativa avrà verosimilmente un ruolo molto più importante. Dal momento che le banche saranno costrette a operare con coefficienti di capitale più stringenti, il credito disponibile per il settore privato è destinato a diminuire notevolmente; la contrazione potrebbe raggiungere i 1.000 miliardi di dollari nel 2025. Sino ad allora, però, gli istituti finanziari dovrebbero mantenere l’offerta su livelli adeguati, in presenza di un contesto di riferimento favorevole.




CRESCITA


USA – Inarrestabili


La domanda mostra una continua resilienza. Il dato sul PIL del primo trimestre è stato rivisto al rialzo, grazie al contributo delle vendite finali più forte dal primo trimestre del 2021. Anche le vendite al dettaglio e il PCE hanno sorpreso al rialzo nel mese di aprile, grazie a guadagni diffusi e generalizzati nelle componenti beni e servizi. Questi numeri, insieme con i dati più forti del previsto su ordinativi di beni durevoli e spese con carte di credito, lo stock di risparmi consistente e il sentiment ancora discreto delle imprese di servizi, sono coerenti con una dinamica dei consumi nel secondo trimestre molto più forte di quanto anticipato in precedenza. 


Il mercato del lavoro si conferma robusto. Il ritmo di creazione di posti di lavoro nel settore privato ha rallentato ma resta decisamente superiore alla media pre-COVID (317.000 vs. 192.000), le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono appena superiori ai livelli del 2022 e del periodo pre-pandemia (su base non rettificata per la stagionalità) e la domanda di lavoro, benché in calo, continua a superare ampiamente l’offerta. Da notare che la creazione di occupazione nell’edilizia, il settore teoricamente più esposto alle decisioni della Fed, è stata positiva negli ultimi due mesi. 


Le banche restano focalizzate. Rispetto ai livelli raggiunti poco prima del crollo di SVB, i dati settimanali indicano che i prestiti a consumatori e imprese continuano ad aumentare, anche nel comparto del real estate civile e commerciale. L’unica potenziale sacca di debolezza sembra essere quella dei prestiti per investimenti; tuttavia, nonostante il trend decrescente, i dati si attestano ancora su livelli più alti rispetto a quelli di inizio marzo. 


Si moltiplicano i segnali che la fase peggiore della crisi del settore residenziale è conclusa. Le vendite di case nuove sono cresciute del 25% rispetto al minimo ciclico dello scorso settembre, mentre le rivendite di case esistenti si sono stabilizzate dopo una serie di flessioni consistenti. L’aumento delle vendite va di pari passo con il consolidamento dei prezzi: negli ultimi due mesi, l’indice S&P-Case Shiller, che misura le variazioni dei prezzi degli immobili in base ai passaggi di proprietà avvenuti tra soggetti non collegati, è salito a livelli appena inferiori al picco ciclico dello scorso giugno. 


Questa volta potrebbe essere diverso. La struttura del mercato immobiliare è cambiata rispetto a qualche anno fa, e questa potrebbe essere la ragione dell’inattesa resilienza del comparto residenziale di fronte al ciclo di inasprimento monetario rapido e aggressivo portato avanti dalla Fed. Anche se attualmente i tassi dei mutui a 30 anni a tasso fisso si attestano ai massimi pluridecennali, la percentuale di mutui a tasso variabile (per numero) è scesa al 9% dal 37% del 2007, segno che probabilmente il meccanismo di trasmissione della Fed è meno efficace che in passato.


In questo contesto, abbiamo incorporato nel nostro scenario centrale i rischi al rialzo per la crescita sollevati negli ultimi due mesi. Di conseguenza, abbiamo posticipato l’inizio della fase di contrazione dell’attività economica dal terzo al quarto trimestre del 2023, e continuiamo a segnalare il rischio che la recessione sia evitata del tutto per quest'anno (sconfessando le attese del mercato per il secondo anno consecutivo). Effettivamente, la contrazione del PIL reale nel quarto trimestre contemplata nel nostro scenario centrale è quasi irrilevante. 


Scenario base di ANIMA. Ci aspettiamo una crescita dell’1,3% nel secondo trimestre 2023 e rispettivamente +0,8% e -0,4% nel terzo e quarto trimestre, coerenti con una crescita annua dell’1,5% (a fronte di una stima precedente dell’1,2%). 



Area Euro – Fatta e finita (per il momento) 


La lettura finale del PIL del primo trimestre è stata rivista al ribasso ed è negativa, il che implica che a cavallo fra 2022 e 2023 si è materializzata una recessione tecnica. I dettagli del report, tuttavia, indicano che il peggio per l’economia dell’Area Euro potrebbe essere alle spalle, per lo meno fino al prossimo inverno. 


Spesa per consumi: male ma non malissimo. Nel primo trimestre, i consumi delle famiglie hanno registrato una contrazione. Il calo, tuttavia, è stato meno marcato che nel quarto trimestre, e inferiore a quello degli stipendi reali dei dipendenti, segno che le pressioni sui prezzi sono state in parte compensate dal supporto offerto dagli stimoli fiscali e dalla solidità del mercato del lavoro. Anche gli investimenti hanno offerto un contributo marginalmente positivo, dopo la consistente flessione osservata nel quarto trimestre, e la dinamica delle esportazioni nette è rimasta incoraggiante, benché in misura inferiore rispetto agli ultimi mesi del 2022. In sostanza, gran parte della contrazione del primo trimestre è riconducibile al crollo della spesa pubblica, e probabilmente non si ripeterà a breve, dal momento che è legata alla decisione della Germania di eliminare le misure di sostegno alla spesa approvate durante la pandemia.


I sondaggi fra le imprese inviano segnali contrastanti, ma nel complesso sono coerenti con una domanda interna in condizioni discrete. I PMI sono ancora in area di espansione, seppur su un trend discendente. Tuttavia, mentre il dato relativo al settore dei servizi si muove lateralmente sopra quota 50, la serie riferita al comparto manifatturiero continua a scendere in zona di contrazione.   


Sulla linea di galleggiamento. Nel complesso, l’accelerazione dei consumi nel primo trimestre, la solidità del mercato del lavoro, le politiche di sostegno fiscale e le pressioni salariali sembrano suggerire che la spesa delle famiglie possa tornare a salire nel secondo e terzo trimestre, complici le attese di una robusta stagione turistica nei Paesi meridionali. Pertanto, ci aspettiamo che l’economia dell’Area Euro entri in recessione nel quarto trimestre (invece che nel terzo, come ipotizzato in precedenza), prolungando nei prossimi mesi la fase di stagnazione.


I rischi per il nostro scenario centrale sono orientati al ribasso. Due le ragioni:


(1) Il flusso di dati più recente è rimasto debole: vendite al dettaglio, produzione industriale e ordini degli stabilimenti tedeschi sono stati tutti deludenti.


(2) La stretta creditizia continua a mordere, a differenza che negli Stati Uniti. Il flusso netto di prestiti ristagna e il costo totale del debito è in rapida ascesa. 


Scenario base di ANIMA. Ci aspettiamo una crescita anemica del PIL nel secondo e terzo trimestre (+0,1% t/t), e una flessione nel quarto trimestre (-0,3% t/t), coerenti con una crescita annua dello 0,3%.



Cina – Condizioni non buone


Dopo un mese di aprile deludente, anche i dati sull’attività economica di maggio si sono rivelati fragili e lasciano presagire una continua perdita di slancio, che dovrebbe frenare l’accelerazione della crescita che ci attendevamo nel secondo trimestre. A maggio, in particolare, la produzione industriale ha rallentato, le vendite al dettaglio sono scese più del previsto e gli investimenti in capitale fisso hanno deluso le attese, affossati dal settore immobiliare e dei  servizi. Peraltro, gli indicatori ad alta frequenza sono coerenti con un indebolimento della crescita sequenziale della domanda interna anche a inizio giugno.


Le disgrazie non vengono mai da sole. Oltre alla debolezza ciclica, abbiamo individuato altre tre aree di potenziale fragilità, che offuscano le previsioni di crescita per i prossimi mesi: 


(1) Le prospettive per gli scambi internazionali appaiono sempre più critiche, nonostante il deprezzamento dello yuan. A maggio, le esportazioni sono inaspettatamente diminuite a causa del calo delle spedizioni di auto e componenti auto verso i Paesi avanzati e la regione asiatica, un fenomeno in parte legato a una correzione fisiologica dopo l’impennata di volumi del primo trimestre. In prospettiva, però, la dinamica del commercio con l’estero non sembra molto incoraggiante: le esportazioni evidenzieranno ancora una contrazione, vista la crescita anemica dell’Area Euro e la decelerazione dell’attività manifatturiera negli Stati Uniti. E la debolezza dello yuan nei prossimi mesi non potrà essere di grande aiuto, visto il contesto di decelerazione della crescita globale. 


(2) Il mercato residenziale mostra segni di instabilità, dato che a maggio la ripresa del settore immobiliare ha inaspettatamente perso slancio, nonostante il continuo allentamento normativo. Dopo aver lanciato una serie di messaggi contrastanti dall’inizio dell’anno, nel mese di maggio il recupero nelle vendite di case ha rallentato il passo, il completamento di abitazioni nuove ha evidenziato una netta decelerazione e la risalita dei prezzi delle case si è arrestata. Il settore immobiliare aveva toccato il fondo a cavallo fra 2022 e 2023, grazie ai pacchetti di incentivi del Governo che ne avevano evitato il collasso. Tuttavia, i dati più recenti indicano che il momentum fatica a migliorare in modo sostenuto e le autorità sembrano ostinatamente non intenzionate a orchestrare un piano per risollevare il settore durevolmente. Pertanto, andando verso l’estate, non ci sono evidenze sufficienti per poter prevedere un vero rimbalzo nel corso dell'anno, mentre è sempre più probabile che nei prossimi trimestri il settore immobiliare continuerà ad annaspare. 


(3) La ricomparsa del COVID, per quanto non severa, potrebbe alimentare ulteriori incertezze e intaccare la fiducia di consumatori e imprese. Anche se ci aspettiamo che l’impatto effettivo della nuova ondata di COVID sia molto blando e i nuovi casi hanno già superato il picco a fine maggio, la nuova ondata rappresenta una potenziale minaccia per la fiducia già traballante delle famiglie, e potrebbe frenare la spesa per consumi nei prossimi mesi.  


Occorrono nuovi stimoli. Il punto, tuttavia, è in che modo stimolare. Occorrono misure per evitare una “trappola di fiducia”, ma non pensiamo che le autorità interverranno seguendo il copione del 2008, quando riversarono nell’economia oltre 1.000 miliardi di dollari. Dal momento che il deficit fiscale totale implicito ammonta già al 12% circa, il margine d’azione sul fronte fiscale è limitato: a nostro avviso, i policy makers agiranno con prudenza e si concentreranno su aree specifiche di debolezza, ad esempio riducendo il costo dei finanziamenti nel settore immobiliare, approvando misure di supporto per gli acquirenti di case, e promuovendo politiche per incentivare i consumi e alimentare la fiducia di famiglie e piccole-medie imprese. Sulla base di quanto osservato sinora, dubitiamo che verranno adottati interventi decisivi, e, in ogni caso, qualsiasi provvedimento di peso dovrebbe ricevere il benestare dei vertici del partito; quindi, la riunione del Politburo di luglio, dopo la pubblicazione del dato sul PIL del secondo trimestre, rappresenterà la prima finestra di opportunità da monitorare. Nel frattempo, manteniamo un orientamento neutrale.  


Scenario base di ANIMA. In questo contesto, rivediamo al ribasso le nostre previsioni sul ritmo di espansione del PIL nel 2023, da 6,3% a 5,3%, con tassi di crescita sequenziali pari al 5,5% in ciascuno dei prossimi tre trimestri. 



INFLAZIONE


USA – La solita storia


Inflazione headline in calo a maggio. Complice la riduzione della componente energetica, l’inflazione headline è scesa al livello più basso da aprile 2021, su base annua. Tuttavia, il nuovo aumento dei prezzi dei pasti consumati fuori casa ha impedito una flessione più pronunciata.

L’inflazione core fornisce evidenze contrastanti. A nostro avviso, però, la Fed potrebbe intravedere i primi, timidi, segnali incoraggianti.

 
(1) Le pressioni sui beni core, al netto dei veicoli usati, continuano a diminuire e lasciano presagire un tasso di crescita dello 0,0% m/m, simile a quello pre-COVID. Stando agli indicatori anticipatori, il trend di disinflazione iniziato a luglio 2022 dovrebbe riprendere a partire dal mese prossimo.


(2) L’inflazione legata alle abitazioni ha evidenziato un’accelerazione mensile sulla scia del rimbalzo dei prezzi dei pernottamenti fuori casa, anche se la voce relativa agli affitti (figurativi e non) si è attestata allo 0.5% m/m, in lieve flessione sia rispetto al dato di aprile, sia al range dello 0,6%-0,8% prevalente dal secondo semestre dello scorso anno. Tali sviluppi sembrano corroborare la nostra previsione di un picco dell’inflazione legata alle abitazioni a febbraio 2023 e di avvio di un trend ribassista che probabilmente guadagnerà slancio nel secondo semestre.


(3) La voce relativa ai servizi core (al netto degli alloggi) è diminuita allo 0,2% m/m, circa 0,1% in meno rispetto ad aprile. Tale evoluzione è segnaletica di un processo di disinflazione in categorie quali tempo libero, istruzione, comunicazione e altri tipi di servizi. Tuttavia, il CPI "supercore" equivalente al PCE (costruito per allinearsi il più possibile all’indicatore preferito dalla Fed, che sono i prezzi dei servizi core del PCE al netto delle abitazioni) è salito da 0,2% a 0,3% su base mensile, per effetto di un rimbalzo dei costi dei trasporti e degli alloggi. Ed escludendo anche le assicurazioni sanitarie, il dato resta stabile allo 0,3% m/m (in linea con quello del mese precedente).


Le attese di una rapida disinflazione dei salari sono state sconfessate. Dopo il balzo di aprile, a maggio l’indicatore della crescita salariale della Fed di Atlanta — maggiormente informativo con riferimento alle tendenze sottostanti degli stipendi rispetto alla retribuzione media oraria, poiché tiene conto delle differenze tra i livelli di competenza utilizzando i microdati dei sondaggi presso le famiglie per confrontare lo stipendio attuale di un lavoratore con quello di 12 mesi prima — ha evidenziato una nuova accelerazione. Su base non attenuata e non ponderata, l’ultimo aggiornamento mostra che i salari sono tornati ai livelli di marzo e sono decisamente superiori ai livelli di aprile.


Scenario base di ANIMA. Il nostro scenario base per il 2023 rimane pressoché invariato rispetto al mese precedente. Ci attendiamo un CPI headline/core rispettivamente del 4,1% e del 5,3% su base annua per il secondo trimestre 2023, (stime precedenti: 4,0% e 5,2% a/a), e rispettivamente del 3,1%/4,4%, 2,4%/3,6% (da precedenti 4,0%/5,2% e 3,1/4,2%) in linea con un tasso annuo del 3,8%/4,7% (da precedenti: 3,8%/4,6%).


Area euro – Attenzione al tasso core

Il calo dell’inflazione headline è ben avviato. A maggio l’inflazione su energia e generi alimentari è diminuita ancora, per effetto del calo dei prezzi di benzina e gas, dei costi dei fattori produttivi e del miglioramento delle condizioni delle catene produttive, con riflessi positivi sui prezzi al consumo. Da un’analisi più attenta del paniere alimentare emergono sviluppi positivi in termini di decelerazione dei prezzi degli alimenti trasformati e non trasformati. 


Tuttavia, pur trattandosi di una buona notizia, la componente di inflazione relativa agli alimenti non trasformati dipende in gran parte dalle condizioni meteorologiche e dai raccolti. Nonostante il rallentamento registrato tra maggio e aprile, dopo i dati robusti di febbraio e marzo, restano rischi al rialzo nei mesi a venire, soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale che sono stati interessati da forti ondate di siccità alternate a violenti nubifragi. Per questo, pur in presenza di un effetto base negativo, segnaliamo i rischi associati a condizioni meteorologiche avverse nell’Europa meridionale, che nel prossimo futuro potrebbero esercitare pressioni al rialzo sui pezzi dei prodotti alimentari non trasformati in tutta l’Area Euro. 


Inflazione core: le pressioni si stanno attenuando in alcune aree (beni), mentre restano persistenti in altre (servizi). La voce relativa ai beni core continua a rallentare a fronte della normalizzazione dei prezzi alla produzione in atto dal quarto trimestre del 2022. A tal proposito, i dati di maggio mostrano una perdita di slancio evidente nell’inflazione dei beni durevoli (che rappresentano il 15% del paniere core) e di recente anche dei beni non durevoli (11% del paniere core), segno che l’inasprimento della politica monetaria inizia a sortire gli effetti auspicati. 


Nello stesso tempo, la componente dei servizi si conferma vischiosa. I recenti, timidi, segnali di decelerazione sono attribuibili a eventi una tantum, ma il momentum sottostante è ancora robusto. Nello specifico, l’introduzione di un abbonamento scontato per i trasporti pubblici in Germania ha determinato una flessione del CPI tedesco composito dei servizi di trasporto del 31% su base mensile. Senza questo evento one-off, l’inflazione core tedesca sarebbe scesa di 0,1% al 5,7% (dati su base annua, non destagionalizzati) e non dello 0,4%, e l’inflazione sui servizi sarebbe aumentata al 4,9% anziché scendere dello 0,2%. Pertanto, con riferimento al mese di maggio, si stima che l’“effetto Germania” abbia contributo al calo dell’inflazione dei servizi nell’area euro per uno 0,2-0,3%. 


Sempre nel paniere dei servizi, le dinamiche di altre sottocomponenti hanno dato prova di resilienza: infatti, i prezzi di servizi sanitari, prodotti per la cura della persona, servizi per il tempo libero, pacchetti vacanze, ristoranti e alberghi si confermano ancora vischiosi. 


Tenuto conto di tutto ciò, le prime avvisaglie di un processo di disinflazione restano molto meno convincenti/promettenti di quelle emerse negli USA. Più approfonditamente, con riferimento all’inflazione headline, non si ravvedono criticità sostanziali per il nostro scenario base. Tuttavia, non escludiamo rischi connessi a un calo dell’inflazione dei generi alimentari meno marcato del previsto per i motivi sopra indicati. Quanto all’inflazione core, ci attendiamo ancora una graduale decelerazione in termini sequenziali delle pressioni sui beni core a seguito della disinflazione dei costi dei fattori produttivi, ma restiamo dell’idea che le pressioni sui servizi rimarranno vischiose, poiché il periodo delle vacanze potrebbe dare nuovo impulso ai prezzi dei servizi e le importanti negoziazioni salariali offrono sostegno a questa dinamica inflazionistica. 


Scenario base di ANIMA. Ci aspettiamo che l'inflazione headline/core si attesti in media al 6,3%/5,3% su base annua nel secondo trimestre del 2023, 4,7%/5,3% nel terzo e 2,8%/3,7% nel quarto, coerenti con un tasso annuo del 5,4%/4,9%.



Cina – Sinora una scarsa ripresa


A maggio l’inflazione si è stabilizzata, ma lo slancio sequenziale continua a scemare. A maggio, i prezzi dei generi alimentari hanno registrato un rimbalzo, mentre quelli dei beni non-alimentari hanno evidenziato una stagnazione, e la deflazione dei beni di consumo è diventata più profonda. Desta preoccupazione la prima decelerazione dei prezzi dei servizi dallo scorso ottobre, forse per effetto della diminuzione della domanda di viaggi dopo le vacanze per la Festa dei Lavoratori. Nel complesso, l’inflazione core è risultata in stagnazione per il terzo mese consecutivo. 


Benché probabilmente temporanee, le sorprese al ribasso sull’inflazione sono state degne di nota, e alimentate da quattro forze: (1) una diminuzione dei prezzi della carne di maiale superiore alle attese, (2) prezzi dei carburanti inferiori al previsto, (3) un rimbalzo dei prezzi dei servizi meno forte del previsto e (4) il calo dei prezzi dei beni di consumo. Di questi, il trend più preoccupante è senza dubbio il rallentamento delle pressioni sui servizi, poiché potrebbe indicare un affievolimento più rapido del previsto del tanto atteso boom generato dal processo di riapertura, e centrato proprio sul settore dei servizi. 


Scarso potenziale di rialzo. Per il secondo semestre ci attendiamo solo una ripresa modesta dei consumi, a fronte di progressi limitati in termini di sentiment dei consumatori e reddito delle famiglie. 

Scenario base di ANIMA. In questo contesto, rivediamo al ribasso le nostre stime per l’inflazione nel 2023: 0,2% su base annua nel secondo trimestre, 0,3% nel terzo e 1,7% nel quarto, coerenti con una media annua dello 0,9% (da precedente 1,1%).   


NOTA: Approfondimento presentato in occasione dell’ultimo Comitato Investimenti, tenutosi il 21/22 giugno 2023




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