BCE, ultimo rialzo

Investment Advisory

Christine Lagarde si è rifiutata di ammettere che i tassi hanno raggiunto il picco, ma ha riconosciuto che il focus si sposterà sulla durata del periodo di mantenimento della stretta monetaria, e i dati resteranno la bussola



In una delle riunioni più incerte dall’inizio del ciclo restrittivo, la Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare nuovamente i tassi ufficiali, per la decima volta consecutiva: il tasso di deposito è passato da 3,75% a 4,0% (il livello più alto dall’introduzione della valuta comune), il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è salito da 4,25% a 4,5% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginali da 4,50% a 4,75%. Il consenso era diviso pressoché equamente, anche se pochi giorni prima del meeting indiscrezioni di stampa circa la revisione al rialzo delle stime sull’inflazione avevano indotto gli investitori a prezzare una probabilità di aumento più elevata, vicina al 65%. 


L’intervento è stato deliberato con una solida maggioranza ed è stato giustificato con la volontà di rafforzare il processo di allentamento delle pressioni sui prezzi, in un contesto in cui l’inflazione, seppur in calo, è attesa rimanere ancora “su livelli troppo elevati troppo a lungo”.


Per quanto riguarda il futuro, l’indirizzo presente nel Comunicato ufficiale è stato modificato e integrato con una nuova formulazione: “il Consiglio Direttivo ritiene che i tassi abbiano raggiunto livelli che, mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, forniranno un contributo sostanziale a un ritorno tempestivo dell’inflazione al target”. Nel corso della conferenza stampa, la Presidente ha sottolineato a più riprese che non è possibile stabilire se il picco del ciclo restrittivo è stato raggiunto: la BCE manterrà un approccio dipendente dai dati, e continuerà a calibrare le decisioni in funzione di tre variabili (la valutazione delle prospettive per l’inflazione alla luce del flusso di dati economici e finanziari, l’andamento dell’inflazione sottostante e l’intensità della trasmissione della politica monetaria), assicurandosi che i tassi siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario. Il messaggio che ulteriori rialzi non si possono escludere è stato ribadito nelle ore immediatamente successive al meeting da un articolo del Financial Times e dalle dichiarazioni di diversi esponenti del Consiglio. Questo, insieme con il flusso di dati costruttivo in arrivo da Stati Uniti e Cina e la notizia di un possibile avvio della discussione sulla riduzione dell’eccesso di liquidità in Area Euro riportata da Reuters, ha spinto gli investitori a prezzare una probabilità non trascurabile di ulteriori aumenti (7 punti base al meeting di dicembre, secondo le chiusure del 18/9) e ridurre le attese di allentamento della stretta nel 2024 (circa 65/70  punti base di tagli, il primo scontato con certezza a luglio). 


A nostro avviso, l’asticella per una prosecuzione della stretta è molto alta, allo stato attuale, e lo diventerà ancora di più con il passare del tempo: manteniamo l’aspettativa di una fase di contrazione dell’attività economica dal quarto trimestre 2023, con una crescita anemica e un consolidamento del processo di allentamento delle pressioni sottostanti sull’inflazione nel 2024. La BCE, al contrario, ha rivisto al ribasso le proiezioni di crescita nel biennio 2023-2024, ma non si aspetta una recessione e ipotizza un’accelerazione importante l’anno prossimo, grazie al calo dell’inflazione e alla resilienza del mercato del lavoro. Se il nostro scenario centrale si materializzerà, i mercati potrebbero prezzare un allentamento della stretta più aggressivo e tempestivo. 


Aspettative degli investitori sugli interventi della BCE ai prossimi meeting, a confronto con la stretta totale consegnata da inizio ciclo




Fonte: elaborazione ANIMA su dati Bloomberg, BCE 



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