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07.12.2020

Dall’ondata di contagi all’ondata dei vaccini - ANIMA Flash

La vittoria di Biden alla Casa Bianca e la svolta sui vaccini hanno alimentato un forte aumento della propensione al rischio degli investitori. In vista del 2021 il giudizio sui mercati azionari resta costruttivo. Se verrà mantenuto il controllo sulla curva della pandemia la rotazione verso i settori più ciclici continuerà, ma il percorso non sarà lineare.

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Gli sviluppi sulla scena politica e i progressi della ricerca scientifica per combattere la pandemia hanno alimentato la propensione al rischio degli investitori, con un rialzo dei mercati azionari e le prime evidenze di una rotazione di stili e settori. Nelle ultime settimane, infatti, si sono registrati due eventi importanti che hanno supportato le attività rischiose: la conclusione dell'iter delle elezioni americane, con l'ufficializzazione della vittoria di Joe Biden e la svolta fondamentale sul fronte dei vaccini contro il Covid-19.


Per quanto riguarda gli Stati Uniti, dopo la certificazione dei risultati elettorali in Michigan e il fallimento del ricorso in Pennsylvania, Trump ha finalmente dato il via libera alla fase di passaggio dei poteri e allo sblocco dei fondi per la nuova Amministrazione. Non si è verificato lo scenario atteso di una piena vittoria democratica (cosiddetto Blue wave), dal momento che il Senato resterà in mano ai Repubblicani, a meno di sorprese nei due ballottaggi di gennaio in Georgia. L'esito, tuttavia, è stato accolto in modo positivo dagli investitori, in quanto si ritiene che verrà varato un nuovo piano di stimoli fiscali già nel I trimestre, a maggior ragione alla luce del peggioramento dell'emergenza sanitaria negli USA (si veda il Grafico 1, a pag. 2) e del rallentamento della crescita. Inoltre, considerando che molti collaboratori scelti dal neo Presidente facevano già parte della compagine di Obama, è verosimile che anche questo Governo venga ad adottare un approccio moderato e centrista. ​


Di qui, dovrebbe essere probabile anche un allentamento delle tensioni geopolitiche e in primis sul fronte commerciale: non ci si aspetta un orientamento decisamente più conciliante nei confronti della Cina, ma di certo Biden non potrà che avere un approccio meno conflittuale e più collegiale rispetto a Trump. Inoltre, i punti più controversi dell'agenda democratica in tema di fiscalità e regolamentazione difficilmente potranno essere attivati. ​​




​​Il secondo catalist fondamentale è stato l'annuncio dei risultati preliminari della fase finale di sperimentazione del vaccino contro il Covid da parte di Pfizer/BioNTech e Moderna. I dati molto buoni relativi all'efficacia (superiore al 90%) e i piani di distribuzione (le prime dosi potrebbero essere somministrate già a gennaio) stanno alimentando l'ottimismo degli investitori, in quanto la prospettiva di una possibile timeline per il controllo sulla curva dei contagi e per un'eventuale uscita dalla pandemia sta a sua volta sostenendo la prospettiva di potenziale ripresa nella seconda metà del 2021. Detto ciò, resta ancora molto da chiarire, senza contare che c'è anche il tema dell' “accettazione" del vaccino: le prime indagini rivelano una certa resistenza a sottoporsi a campagne vaccinali, in particolare nei Paesi avanzati. 


A proposito delle prospettiva di crescita, va tenuto presente che lo shock esogeno rappresentato dalla pandemia ha colpito un'economia globale in buono stato di salute, il che per il team Investment Research di ANIMA aumenta le possibilità di recupero, per quanto con tempi e modi diversi a seconda delle aree geografiche. L'economia cinese, in particolare, continuerà ad espandersi a un ritmo in linea con il potenziale; gli Stati Uniti recupereranno i livelli pre-crisi in meno di un anno, mentre l'Europa farà più fatica, complici l'assenza di ulteriori stimoli fiscali nel primo semestre del 2021, le conseguenze dei lockdown più severi e la prospettiva di un aggiustamento delle condizioni sul mercato del lavoro, artificialmente rimandato dagli interventi governativi, ma del resto inevitabile (si veda il Grafico 2 sotto a proposito del ritorno del PIL ai livelli pre-crisi più rapido del previsto). ​




Grazie al miglioramento delle prospettive di crescita nel medio termine, i segmenti del mercato che offrono esposizione al tema dell'accelerazione del ciclo economico sono stati privilegiati, trasversalmente alle asset class, mentre settori e comparti che hanno beneficiato dei cambiamenti nelle abitudini di consumo e investimento indotti dalla pandemia hanno ceduto il passo. Questo testimonia la sensibilità degli investitori agli sviluppi sul fronte del quadro macro e della pandemia ed espone i mercati a fasi caratterizzate da forti rotazioni settoriali. ​


Alla luce di questo scenario il giudizio sull'asset class azionaria si conferma costruttivo. Le preferenze in termini di allocazione geografica e settoriale riflettono le nostre aspettative di consolidamento della ripresa nel medio termine e prosecuzione della rotazione “pro-ciclica", ma anche la consapevolezza che il percorso non sarà lineare e che fasi di volatilità sono possibili, con movimenti potenzialmente anche significativi nelle performance relative di stili e settori. Più in dettaglio, Europa, Giappone e Paesi Emergenti ex-Cina potrebbero essere avvantaggiati dalla connotazione più ciclica e value, ma gli Stati Uniti continueranno ad attrarre gli investitori perché garanzia di qualità e crescita. A livello settoriale, il processo di ribilanciamento avviato da tempo lascia sul campo un posizionamento complessivamente bilanciato, con il sovrappeso sulla tecnologia fortemente ridimensionato a vantaggio, sui fondi europei, di materiali di base e aree dei consumi discrezionali penalizzate dalla pandemia.


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