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27.08.2020

USA 2020: elezioni presidenziali, ma non solo

Le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre stanno ricevendo una crescente attenzione mediatica, ma lo stesso giorno gli americani voteranno anche per il rinnovo del Congresso, la cui composizione sarà cruciale per l’attuazione dei programmi presidenziali.
​​​Negli Stati Uniti è entrata nel vivo la corsa per le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre, in cui si affronteranno il presidente uscente Trump e il candidato democratico Biden. Sebbene gran parte dell’attenzione mediatica sia riservata a questo appuntamento, nello stesso giorno gli americani voteranno anche per il Congresso, in particolare per il rinnovo di tutta la Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato.

Le elezioni presidenziali possiedono una particolare rilevanza per via degli ampi poteri esecutivi del presidente, soprattutto in ambito di politica estera. Anche le elezioni del Congresso, tuttavia, sono cruciali in quanto le camere detengono il potere legislativo e deliberano sui provvedimenti proposti dal presidente in ambiti rilevanti quali il sistema fiscale o sanitario. I programmi presidenziali, pertanto, avranno più impulso qualora nelle due camere la maggioranza sia conquistata dal partito di appartenenza del presidente, mentre incontreranno un freno in caso di rami del parlamento con maggioranze diverse o entrambi in mano all’opposizione (due situazioni peraltro frequenti, verificatesi in 10 delle ultime 16 elezioni del Congresso). Nei primi due anni di mandato di Trump, il supporto di una maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato consentì alla famosa riforma fiscale promossa dal presidente di diventare legge a fine 2017, un provvedimento che rappresentò uno stimolo fiscale per il 2018 pari a circa 276 mld$ (1.4% del PIL). 

Elezioni presidenziali

Le elezioni si tengono ogni quattro anni ed un presidente può ricoprire l’incarico per un massimo di due mandati. Il voto popolare concorre alla formazione di un Collegio Elettorale, ovvero un gruppo di 538 delegati che elegge il presidente a maggioranza assoluta. I delegati assegnati ad uno stato (in numero pari ai membri di Senato e Camera spettanti al medesimo stato) vengono tutti attribuiti al candidato che ottiene la maggioranza dei voti popolari. Questo meccanismo, che aumenta l’influenza degli stati più piccoli, apre le porte alla possibilità che ad una maggioranza nel Collegio Elettorale non corrisponda la maggioranza dei voti su base nazionale (come accaduto nel 2016 con l’elezione di Trump, quando Hillary Clinton ottenne 2.9ml di preferenze in più, pari al 2% dei voti totali). In altre parole, è più importante conquistare molti stati, anche per una manciata di voti in più, piuttosto che vincere con un ampio margine in alcuni stati ma senza conquistarne un numero sufficiente. In questo sistema diventano particolarmente importanti i cosiddetti Swing States (letteralmente stati in bilico), dove nessun candidato ha un significativo vantaggio secondo i sondaggi e dove si concentrano gli sforzi della campagna elettorale.

Nell’attuale corsa alle presidenziali, diversi fattori hanno penalizzato Trump: la non convincente gestione della pandemia; l’incertezza sullo scenario economico e occupazionale; la linea dura tenuta durante le proteste antirazziali seguite alla morte di Floyd. Nei sondaggi su base nazionale Biden ha un vantaggio di circa l’8% rispetto a Trump (49.9% vs 42.2) e, secondo i sondaggi nei singoli stati, conquisterebbe la maggioranza nel Collegio Elettorale: 291 voti (ne sono necessari almeno 270) contro i 119 di Trump, mentre 118 sono in bilico perché attribuiti negli Swing States. La partita tuttavia non è ancora chiusa. Nelle elezioni del 2016 i sondaggi fallirono nel prevedere la vittoria di Trump (anche se oggi il distacco da Biden appare superiore rispetto a quello dall’allora avversaria Hillary Clinton). In diversi stati, inoltre, il risultato elettorale è ancora incerto: non solo negli Swing States (in particolare Texas, Ohio, Georgia e North Carolina), ma anche in quegli stati dove Biden ha un vantaggio modesto, come Minnesota, Wisconsin, Michigan, Pennsylvania e Florida, che insieme valgono 85 voti e dove nel 2016 Trump riuscì ad ottenere una vittoria risicata. Da non dimenticare, infine, che molti elettori, a causa del clima politico rovente, non dichiarano nei sondaggi di voler votare per Trump.
 
Possibile composizione del Collegio Elettorale secondo i sondaggi (num. di delegati per candidato)​


Fonte: elaborazione ANIMA su dati 270towin.com


Elezioni del Congresso

Le elezioni per il Congresso si svolgono ogni due anni, in corrispondenza delle presidenziali ed a metà del mandato presidenziale (Midterm Elections). La Camera è composta da 435 membri e viene rinnovata integralmente ad ogni elezione, mentre il Senato è costituito da 100 membri e viene rinnovato soltanto un terzo alla volta. Il mandato dei deputati quindi dura due anni, mentre quello dei senatori sei anni.

Relativamente alla Camera, il territorio è suddiviso in collegi uninominali ed ogni stato ne possiede un numero proporzionale alla popolazione, ricalcolato ogni dieci anni. In ciascun collegio vince il candidato che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Il disegno dei collegi (rivisto anch’esso ogni dieci anni) è affidato agli stati e, qualora parlamento statale e governatore siano espressione dello stesso partito, può essere modificato strumentalmente per favorire i candidati del partito in questione. In diversi stati, l’attuale disegno (valido nel periodo 2012-2020) sembra favorire i Repubblicani, anche se questo non ha impedito ai Democratici di riconquistare dopo molto tempo la maggioranza nelle elezioni di metà mandato del 2018.

In vista delle elezioni di novembre, con i sondaggi che coprono solo una parte dei collegi, si considerano le proiezioni degli analisti. Come per le presidenziali, il vento soffia a favore dei Democratici, che secondo le previsioni potrebbero ottenere 222 seggi (la maggioranza è 218), mentre i Repubblicani si fermerebbero a 188 ed i seggi incerti sarebbero 25. Il vantaggio dei Democratici quindi appare molto ampio, sebbene per i Repubblicani non sia impossibile ribaltare la situazione provando a conquistare, oltre ai collegi in bilico, anche quelli dove il vantaggio democratico è limitato.
Per quanto riguarda il Senato, l’elezione avviene su base statale e ad ogni stato spettano due senatori a prescindere dalla sua popolosità, con l’obiettivo di offrire rappresentanza anche agli stati più piccoli. I Repubblicani detengono la maggioranza con 53 senatori, contro i 47 dei Democratici. A novembre si voterà per eleggere 35 senatori e lo scenario è particolarmente incerto. I sondaggi, infatti, non sono in grado di segnalare chi potrebbe conquistare la maggioranza, con 4 seggi che sono in bilico e 8 che vedono un vantaggio limitato di uno dei candidati.

Possibile composizione del Congresso secondo i sondaggi e le previsioni analisti (num. di membri per partito)


​​Fonte: elaborazione ANIMA su dati 2​70towin.com


Affluenza alle urne e voto per posta

Negli Stati Uniti, al fine di limitare le code ai seggi e favorire la partecipazione al voto, gli elettori hanno la possibilità di votare a distanza, attraverso due sistemi alternativi: absentee voting (voto in assenza), presente in tutti gli stati e destinato a chi è impossibilitato a recarsi alle urne, e vote by mail (voto via posta), aperto a tutti i cittadini, ma concesso solo da alcuni stati. I dati relativi alle precedenti tornate elettorali mostrano che sempre più cittadini hanno sfruttato questa possibilità: si è passati dai 14.7 milioni di voti a distanza nelle presidenziali del 2004, ai 33.1 milioni del 2016 e si stima che per via della pandemia questo numero possa arrivare a 80 milioni nelle imminenti elezioni.

Si tratterebbe di un flusso di voti tale da mettere alla prova il servizio postale americano, tanto più ora che si trova nel bel mezzo di una ristrutturazione promossa da Trump e finalizzata a ristabilirne l’efficienza economica. Le poste, pertanto, hanno deciso di segnalare agli stati la possibilità che i voti inviati per posta non arrivino in tempo per il conteggio. Questo scenario ha acceso il dibattito politico: da una parte i Democratici vorrebbero stanziare risorse per sostenere il servizio postale; d’altra parte i Repubblicani, e Trump in particolare, sostengono che il voto per posta esponga al rischio di irregolarità e brogli. Dietro queste posizioni c’è la convinzione che ad una più alta affluenza, favorita dal voto per posta, corrisponda una maggiore partecipazione degli elettori non-bianchi e a basso reddito, ritenuta un vantaggio per i Democratici, che quindi godrebbero di un ulteriore elemento di supporto. Le sorprese, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo: nel 2016, infatti, l’ampio ricorso al voto a distanza non impedì ai Repubblicani di conquistare la presidenza e il Congresso.




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