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12.12.2018

ANIMA FLASH - Fine anno con qualche schiarita

La recente tregua commerciale raggiunta fra Usa e Cina in occasione del G20 lascia intravedere la possibilità che la chiusura del 2018 porti con sé il tanto atteso rally. L’approccio del team gestionale di ANIMA sui mercati azionari resta tatticamente costruttivo per il venir meno di alcuni elementi di incertezza, ma anche per il supporto che potrebbe arrivare da una stagionalità positiva.

​​La chiusura d’anno potrebbe contribuire a riabilitare almeno in parte questo 2018, che in generale non è stato particolarmente brillante per i mercati finanziari. Qualche fattore di incertezza, infatti, nel corso delle ultime settimane è venuto meno. 


Prima di tutto in occasione del G20 a iniz​io dicembre in Argentina, Stati Uniti e Cina hanno concordato una tregua di 90 giorni nella guerra commerciale, in modo da favorire i negoziati tra le due parti. In particolare, Trump e Xi Jinping hanno deciso di non imporre nuovi dazi a partire da gennaio 2019, ovvero l’aumento dei dazi americani previsto per gennaio è stato “congelato”, mentre da parte sua la Cina si è impegnata a ridurre lo squilibrio commerciale con gli USA, aumentando “in modo sostanziale” gli acquisti di prodotti agricoli, industriali ed energia. 


Il Presidente Trump aveva già sorpreso, poche settimane fa, con la decisione di escludere diversi Paesi dal divieto di acquistare petrolio dall’Iran, colpito dalla reintroduzione delle sanzioni. Il prezzo del greggio - già sotto pressione per l’aumento dell’attività produttiva su scala globale a dispetto di una domanda invece sempre più debole - è arrivato a perdere oltre il 30% dai massimi di inizio ottobre. E c’è ancora incertezza sull’accordo per un nuovo taglio alla produzione da parte dell’Opec, il cartello dei Paesi produttori di greggio. 


Prima ancora, restando negli Stati Uniti, l’archiviazione delle elezioni di medio termine del 6 novembre con il nuovo assetto caratterizzato da un Congresso diviso - la maggioranza del Senato ai Repubblicani e la maggioranza della Camera Bassa ai Democratici - aveva già rassicurato gli investitori, dal momento che sia l’ipotesi di una cancellazione delle riforme dell’Amministrazione Trump che un nuovo ingente pacchetto di stimoli – in grado di surriscaldare l’economia - sembrano poco probabili. 


Anche sul fronte delle principali Banche Centrali - nonostante la prospettiva di politiche monetarie meno espansive e riduzione della liquidità a livello globale, con conseguente probabile passaggio ad un nuovo regime di volatilità, certi sviluppi hanno riportato un po’ di fiducia. Il governatore della Fed, Jerome Powell, ha affermato in modo piuttosto chiaro che i tassi ufficiali si stanno avvicinando al range di neutralità e, pertanto, l’iter previsto di rialzi potrebbe seguire un sentiero meno “ripido” ed essere più graduale del previsto. Ciò ha dato un po’ di respiro ai mercati, elemento che nel breve termine potrebbe rappresentare un fattore positivo soprattutto per i Paesi emergenti. 


Per quanto riguarda la BCE, Draghi ha confermato la fine del QE entro il 31 dicembre, ma cresce il focus sulla necessità di mantenere adeguati livelli di liquidità nel sistema economico nel futuro prossimo. A questo proposito, tra le misure allo studio, la BCE sta valutando un’altra asta di liquidità Ltro/Tltro (operazioni di rifinanziamento a lungo termine), ovvero un finanziamento di almeno 2 anni che consenta di smussare lo “scalino” che potrebbe materializzarsi a metà del 2020, creando problemi alle banche europee. Da un certo punto di vista, dunque, se la BCE sta proseguendo lungo un percorso di normalizzazione, al contempo intende adottare delle misure che possano ridurre l’effetto restrittivo sulle condizioni finanziarie, mantenendo un elevato grado di supporto al mercato e all’economia. C’è molta attesa per il prossimo meeting del 13 dicembre e per quello del Fomc della Fed fissato per il 19 dicembre. 


Non sono mancati importanti sviluppi politici anche in Europa. Sul fronte della Brexit è stato raggiunto un accordo su una bozza di programma di uscita con l’Unione Europea. Tuttavia le difficoltà maggiori per chiudere la questione restano interne, dal momento che il primo ministro Theresa May sta incontrando molte complessità ad ottenere la ratifica dal Parlamento inglese stesso. Per quanto riguarda l’Italia, dopo la bocciatura formale da parte della Commissione Europea del Documento Programmatico di Bilancio e il duro confronto tra Governo italiano e autorità europee nelle ultime settimane, alcuni eventi hanno tranquillizzato gli investitori. In particolare, la conferma che la decisione da parte della Commissione europea relativa alla procedura di infrazione nei confronti dell’Italia potrebbe realizzarsi con tempistiche più lunghe e in un clima più disteso. Il Governo, infatti, sembra dimostrare più flessibilità in merito alla revisione di alcune misure e dei saldi di finanza pubblica. Pertanto, la cautela che il team gestionale di ANIMA raccomandava da mesi sulle attività finanziarie domestiche ha lasciato spazio ad un giudizio più costruttivo. 


In questo contesto, i mercati hanno avuto un andamento oscillante: le attività rischiose sono state supportate dall’esito delle elezioni americane e dai segnali di riavvicinamento fra USA e Cina durante il G20, ma il tracollo del prezzo del petrolio, le penalizzazioni subite da alcuni colossi della tecnologia (in primis il caso Huawei) e più di recente le nuove dichiarazioni di Trump che sembrano in qualche modo screditare la “tregua commerciale” appena siglata con la Cina, hanno riportato gli indici azionari sui minimi di periodo. Restiamo dell’idea che nelle prossime settimane l’umore degli investitori possa diventare più costruttivo per effetto di una pluralità di fattori: il miglioramento del flusso di notizie sul fronte politico, ulteriori misure di stimolo in Cina e una retorica più conciliante da parte della Federal Reserve americana. Un ruolo importante potrebbe avere anche la stagionalità positiva, alla luce dell’andamento deludente delle borse da inizio anno e della contrazione dei multipli a cui si è assistito. La parola d’ordine, comunque, trasversalmente alle diverse asset class resta ancora approccio tattico e flessibile.​


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