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05.08.2022

Percorso impervio

Diverse sfide attendono i mercati da qui a fine anno: fra le principali incognite con cui fare i conti, una recessione globale evitata solo grazie alla crescita cinese, la stretta monetaria delle Banche Centrali e l’incertezza politica in Italia. Per questo confermiamo l’approccio prudente sulle diverse asset class, pronti a cogliere le opportunità che di volta in volta si presentano

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Dopo un primo semestre molto accidentato, la strada dei mercati finanziari non sarà priva di ostacoli. Tutt'altro. La crescita globale è a rischio e gli USA sono entrati in recessione tecnica, mentre le Banche centrali non sembrano voler concedere una tregua nella lotta all'inflazione e le variabili esogene non accennano a diminuire d'importanza. L'elemento più positivo arriva, paradossalmente, dalle valutazioni di bond e azioni: molte delle notizie negative sembrano essere già state scontate dai mercati, che, su alcune asset class, come l'obbligazionario corporate di maggior qualità, tornano a offrire rendimenti interessanti.


Crescita. Se la seconda metà del 2022 non sarà ricordata come il semestre della recessione globale sarà solo grazie al rimbalzo della Cina e alla maggiore resilienza dell'attività nel settore dei servizi.


Gli USA devono fare i conti con l'indebolimento dei due pilastri che hanno sostenuto l'economia sinora: la disponibilità di uno stock di risparmi sostanzioso e la solidità del mercato del lavoro. Oggi, però, da un lato ha iniziato a scendere anche la fiducia dei consumatori più abbienti; dall'altro, le prospettive del mercato del lavoro cominciano a deteriorarsi. Ci aspettiamo che l'economia statunitense permanga su un sentiero di rallentamento, guidato dai consumi e destinato ad intensificarsi nel quarto trimestre.


In Area Euro la crescita dovrebbe restare sostenuta dalla spesa per servizi durante l'estate, ma con l'autunno arriverà il redde rationem per i consumatori. I risparmi sono tornati ai livelli pre-Covid e le prospettive sono in peggioramento. La domanda interna risente della debolezza di consumi privati e importazioni e il dato sulla crescita è stato supportato solo da esportazioni e scorte. Non ci aspettiamo una contrazione dell'attività economica nel quarto trimestre, ma il segnale offerto dagli indicatori anticipatori non è rassicurante: la fiducia delle imprese del settore dei servizi è in forte calo e la componente dei nuovi ordini manifatturieri è già scesa in area di contrazione. (Grafico 1)





​Inflazione. Continuiamo ad aspettarci che l'inflazione headline raggiunga l'apice nel terzo trimestre negli Stati Uniti e in Area Euro e scenda gradualmente negli ultimi mesi dell'anno, mentre in Cina si dovrebbe osservare un'accelerazione, lenta e non preoccupante. Al netto di una certa volatilità nei mesi estivi, le pressioni sulle materie prime iniziano ad allentarsi.


In Area Euro lo scenario è meno confortante: nonostante l'assenza di pressioni salariali, l'inflazione core continua a salire in tutte le categorie di beni e servizi e in tutti i Paesi. Le buone notizie arrivano dalla Cina, dove i dati macro relativi al mese di giugno hanno riservato sorprese positive.


Banche centrali. La Federal Reserve ha confermato di voler proseguire nella lotta all'inflazione anche a costo di un rallentamento della crescita. Se però i prezzi dovessero effettivamente imboccare un trend ribassista, l'approccio aggressivo potrebbe essere ammorbidito. In Area Euro invece, il rallentamento della crescita potrebbe rendere sempre più difficile per la BCE proseguire con la stretta monetaria avviata con il primo rialzo dei tassi di 50 punti base deciso nella riunione di luglio.


In Cina, infine, prevediamo che la Banca Popolare Cinese effettui due tagli del coefficiente di riserva obbligatoria di 25 punti base entro fine anno, per supportare la ripresa a fronte di un'inflazione che sale solo leggermente; il livello dei tassi ufficiali non dovrebbe invece essere modificato.  


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