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07.04.2022

Sulle spalle dei giganti

Dopo un primo trimestre difficile e con numerose sfide ancora sul tavolo, alcuni analisti iniziano ad agitare lo spettro della recessione. Tuttavia, le evidenze di solidità dell’attività economica negli Stati Uniti e in Cina continuano ad accumularsi e il nostro scenario è di rallentamento della crescita, non di contrazione. In un quadro che richiede ancora molta prudenza, si possono comunque trovare spunti costruttivi.

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“Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti", scrisse Isaac Newton in una lettera del 1675 al collega scienziato Roberto Hooke. E in un quadro ancora complicato è fondamentale riuscire ad allargare lo spettro e cambiare prospettiva. La fase ciclica prima dello scoppio delle ostilità era senza dubbio costruttiva, con crescenti evidenze che il Covid stesse evolvendo verso una fase endemica, un progressivo allentamento delle misure restrittive da parte delle autorità e il processo di riapertura sul punto di prendere piede. Ciò che è accaduto, e sta accadendo, in Ucraina ha cambiato le carte in tavola, con le conseguenze che abbiamo visto, oltre a quelle di campo.


Crescita. Il timore di un numero crescente di investitori è che il quadro attuale possa portare a una recessione nel prossimo periodo. La probabilità non è elevata, ma qualche campanello d'allarme sta suonando: l'inasprimento delle politiche monetarie, la corsa del prezzo del petrolio e dell'inflazione e l'allargamento degli spread sui bond corporate, che riflette alcune tensioni sull'economia. Secondo il team di Investment Research & Advisory di ANIMA, la guerra dovrebbe essere uno shock che farà rallentare, ma non deragliare la crescita.


Inflazione. I dati pubblicati a marzo indicano una inflazione a livelli record: +7,9% negli Usa e +7,5% in Eurozona. Tuttavia, questi prezzi riflettono le tensioni su alcuni fattori produttivi (le materie prime su tutti) di qualche settimana fa. La nostra view a medio termine rimane invariata: gli eventi hanno spostato al secondo trimestre il picco inflattivo che ci aspettavamo nel primo trimestre, sia negli Stati Uniti sia in Eurozona, ma continuiamo a vedere un'inflazione in calo nella seconda parte del 2022.


Banche centrali.  L'inflazione resta il “nemico da combattere", parafrasando il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. La Fed sembra assolutamente determinata ad andare avanti con il piano di rialzo dei tassi di interesse e ha dichiarato che consegnerà al mercato quello che si aspettava, senza escludere aumenti anche più aggressivi rispetto ai classici 25 punti base. E anche la BCE è rimasta su posizioni piuttosto rigide.​​


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