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09.12.2019

Outlook 2020 di ANIMA

Per il team gestionale di ANIMA, a partire dal I trimestre del nuovo anno, si dovrebbe assistere ad una riaccelerazione della crescita e, nonostante i rally già corsi dalla maggior parte dei listini, le premesse per il 2020 sembrano ancora a favore delle asset class più rischiose.

​​​​Nei prossimi mesi il driver più importante dei mercati finanziari diventerà l'evoluzione del quadro macro: ci attendiamo un miglioramento ciclico, alimentato da condizioni finanziarie eccezionalmente espansive, ridimensionamento dei rischi geopolitici che hanno accompagnato tutto il 2019 e un utilizzo più attivo della leva fiscale. 


Questo contesto dovrebbe permettere all'economia globale di archiviare la terza fase di rallentamento ciclico degli ultimi dieci anni: le indicazioni offerte dal flusso di dati non sono univoche, ma i segnali di stabilizzazione del ciclo industriale si stanno moltiplicando e gli indicatori anticipatori suggeriscono una ripresa della crescita già a partire dal I trimestre del 2020 (si veda per le stime di crescita il Grafico 1). In particolare, a guidare la ripresa saranno Europa e Paesi Emergenti (i mercati che più hanno sofferto nel corso di quest'anno), mentre gli Stati Uniti potrebbero essere penalizzati dall'incertezza politica, in vista delle prossime elezioni presidenziali di novembre e dalle sfide di un ciclo sempre più maturo. 




Banche Centrali, missione finita. A proposito di politiche monetarie, va sottolineato che il 2019 ha visto il più significativo allentamento monetario dai tempi della grande crisi finanziaria del 2008 (si vedano i Grafici 2 e 3), dopo il fallimento di Lehman Brothers: il 65% delle Banche Centrali su scala globale ha annunciato misure espansive. Recentemente sia la Federal Reserve americana che la Banca Centrale Europea hanno adottato un orientamento più attendista, ma sono comunque ben lontane dal rimuovere gli stimoli in un contesto di assenza di pressioni sui prezzi e revisione della cornice istituzionale di politica monetaria (inflation targeting negli USA). Del resto, occorre tempo per valutare l'impatto degli stimoli, ma la sensazione diffusa è che i margini di manovra in Area Euro siano molto limitati, per ragioni politiche ed economiche. 



Dalle politiche monetarie a quelle fiscali. In attesa di raccogliere i frutti delle iniezioni di liquidità, si auspica che avvenga il passaggio di testimone invocato in modo chiaro dall'ex Presidente della BCE, Mario Draghi. Questo passaggio potrà avvenire non solo nell'Eurozona, ma anche in altri Paesi. Del resto, la fase ciclica e le sfide strutturali che molti Paesi Sviluppati stanno affrontando depongono a favore di un ruolo più attivo della politica fiscale, in primis per sostenere la crescita. Misure espansive avrebbero un costo contenuto, vista la compressione dei rendimenti governativi, potenzierebbero i benefici degli stimoli monetari e contribuirebbero, come già avvenuto storicamente, a ridurre le disuguaglianze sociali. Molti paesi, nel corso del 2020, dovrebbero adottare un orientamento più espansivo, ma probabilmente l'approccio resterà graduale fino alla prossima recessione. 



Trade war Stati Uniti-Cina: un compromesso senza grandi ambizioni. Le tensioni commerciali tengono ormai sotto scacco gli investitori da circa un anno e mezzo. Ma a questo punto, entrambi i presidenti, Trump e Xi Jinping, hanno bisogno di raggiungere un accordo: li accomuna il fatto che un ulteriore indebolimento della crescita economica, a causa del perdurare della guerra delle tariffe, andrebbe a minare il loro consenso, senza contare che ci sono scottanti dossier interni su cui occorre concentrarsi (il potenziale impeachment di Trump e le proteste della società civile a Hong Kong). Un allentamento delle tensioni è dunque molto probabile, almeno fino alle elezioni americane. Si tratterà, però, di una tregua, non di una pace duratura, dal momento che, quello fra Stati Uniti e Cina, ha assunto i toni, a tutti gli effetti, di uno scontro strategico per la supremazia economica e tecnologica. 


Un nuovo Presidente per gli Stati Uniti. Le elezioni americane del 3 novembre 2020 rappresentano l'appuntamento politico più importante del prossimo anno e potrebbero avere un impatto cruciale sul contesto economico-finanziario, sia per il protagonismo che ha contraddistinto l'era di Trump, che per le caratteristiche del manifesto elettorale di alcuni candidati democratici. L'andamento dei sondaggi sta già lasciando il segno sulle valutazioni dei temi e settori più esposti, ma l'implementazione delle proposte più radicali potrebbe incontrare molte resistenze, specie in caso di Congresso diviso.



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