Il blog della gestione

Investment Advisory

16.07.2020

Cina: ripresa più forte del previsto, ma la sostenibilità è incerta

Il colosso asiatico è tornato a crescere nel secondo trimestre. L’accelerazione è stata guidata da settore industriale e investimenti pubblici, con la persistente debolezza dei consumi privati che getta un’ombra sul futuro.

​​La Cina è stata il primo paese ad affrontare la pandemia e ad introdurre provvedimenti restrittivi, ma anche il primo ad abbandonare la fase emergenziale e riavviare le attività produttive, già a partire dal mese di marzo. Rappresenta quindi un laboratorio e un template cruciale per la dinamica della ripresa negli altri paesi e l'attenzione degli investitori sul flusso di notizie a livello macroeconomico è elevata.

Il 16 luglio sono stati pubblicati i dati di contabilità nazionale relativi al secondo trimestre: il PIL reale ha registrato un'espansione del 3,2% su base annua, che ha parzialmente compensato la flessione senza precedenti storici del primo trimestre, -6,8%. Le aspettative degli analisti erano più conservative (+2,4% il consenso Bloomberg), ma un'analisi dettagliata degli aggregati indica che la ripresa non è stata omogenea. L'accelerazione è stata guidata dalla crescita dell'export (la Cina ha guadagnato quote di mercato su scala globale durante il lockdown dei paesi occidentali e successivamente ha beneficiato delle riaperture, con i sistemi produttivi locali ancora lontani dalla piena efficienza), dal recupero vigoroso della produzione manifatturiera e dagli investimenti in infrastrutture e immobili delle società a partecipazione pubblica, incentivati dai piani di sostegno del Governo. Gli sviluppi positivi a livello della domanda interna sono stati molto più modesti, sia in termini di investimenti privati che di consumi.

Anche il flusso di dati a più alta frequenza, che ha fotografato l'andamento dell'economia nel mese di giugno, ha confermato la maggiore reattività dell'economia sul lato dell'offerta che non sul fronte della domanda (un trend diffuso su scala globale, peraltro, fatta eccezione per gli USA dove anche la domanda rimane sugli scudi grazie ai massicci stimoli fiscali elargiti)

Le vendite al dettaglio hanno registrato un'altra contrazione, per quanto a un ritmo progressivamente inferiore rispetto ai mesi precedenti, a fronte di aspettative di espansione da parte del consenso (degno di nota il calo profondo, -15,2% su base annua, del settore della ristorazione); gli investimenti fissi nominali sono scesi del 3,1% anno/anno nel primo semestre del 2020, in miglioramento rispetto ai primi cinque mesi ma esclusivamente grazie alla ripresa degli investimenti delle imprese statali. Il ritmo di crescita della produzione industriale, infine, è salito a 4,8% su base annua in giugno, dal 4,4% di maggio, ma anche in questo caso le imprese statali hanno offerto un contributo determinante, compensando il rallentamento della produzione di quelle private.

In prospettiva, l'andamento della fiducia delle imprese lascia presagire una continuazione del trend positivo nel settore produttivo, con il traino della domanda interna, mentre le esportazioni potrebbero segnare il passo in virtù della normalizzazione delle attività produttive nei paesi occidentali e del rallentamento della domanda estera di beni e servizi riconducibili alla pandemia (elettronica e prodotti sanitari in particolare). 

La debolezza del mercato del lavoro e la cautela dei consumatori (gli indicatori di fiducia restano in calo) continueranno a limitare la ripresa dei consumi privati, mentre il contributo degli investimenti in infrastrutture potrebbe ridimensionarsi, in linea con le indicazioni offerte dalle autorità, rallentando la velocità della ripresa. I rischi restano orientati al ribasso, con l'andamento della pandemia su scala globale e l'inasprimento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti in vista delle elezioni in primo piano. 

PIL reale cinese, tassi di crescita sequenziali su base annua ​


​ Fonte: elaborazione ANIMA su dati Bloomberg



Scelti per te