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Nasce il nuovo governo e prosegue la ripresa dei BTP

​Un atteggiamento più moderato dei partiti di maggioranza ha consentito la formazione del nuovo governo e con essa il proseguimento della fase di recupero dei BTP.  

Investment Advisory
Autore: Investment Advisory
1 | giugno | 2018
time 3 minuti
Mercati

Dopo tre mesi di negoziazioni e un primo tentativo fallito domenica scorsa, Movimento 5 Stelle e Lega sono riusciti a formare il nuovo governo, realizzando una scelta di compromesso sulla lista dei ministri. Le forti turbolenze di lunedì e martedì potrebbero essere state decisive nel convincere Salvini ad accettare un altro ministro dell'economia al posto dell'euroscettico Savona, su cui c'era stato il veto del Presidente della Repubblica. Prosegue quindi anche oggi il recupero dei mercati iniziato mercoledì: il BTP a 2 anni al momento (ore 17:00 del 1/6) quota un rendimento di 0.97% (-170bp dal picco del 29 maggio), quello a 5 anni 1.77% (-120bp rispetto a martedì), mentre il rendimento sul decennale è sceso di 50bp e si attesta al 2.63%, con lo spread rispetto al Bund a 226bp (-72bp). Rimbalzo anche del mercato azionario, con l'indice FTSE MIB che da mercoledì ad oggi ha messo a segno un rialzo del 3.35%.

La nuova squadra di governo, quindi, è stata recepita in maniera positiva dai mercati ed in particolare il ministro dell'economia prescelto appare una figura più moderata rispetto a Savona: si tratta di Giovanni Tria, un economista e professore all'università di Roma, che in passato è stato critico riguardo le linee guida dell'Unione Europea in tema di economia, ma non ha mai messo in discussione l'appartenenza dell'Italia all'Area Euro e sembra più incline al rispetto di una certa disciplina fiscale. Anche la scelta del ministro degli esteri ha rassicurato i mercati: la nomina è caduta su Enzo Moavero Milanesi, che ha ricoperto importanti ruoli in Unione Europea ed è stato ministro per gli Affari Europei nei governi di Mario Monti ed Enrico Letta.

Uno dei due punti che avevano alimentato le preoccupazioni dei mercati, del Presidente della Repubblica e delle istituzioni europee sembra essersi fortemente ridimensionato: quello della sfida all'euro ed all'assetto istituzionale europeo, su cui i partiti di governo hanno ammorbidito la loro posizione iniziale. Permane invece il secondo punto, quello relativo al "Contratto di Governo" ed alle aggressive misure di politica fiscale espansiva in esso contenute, su cui peraltro non esistono convincenti misure di finanziamento e che potrebbero mettere a rischio il rispetto delle regole fiscali europee e la tenuta dei nostri conti pubblici. Se da una parte è lecito aspettarsi che, dopo l'esperienza degli ultimi giorni, le forze di governo adottino un approccio moderato nella realizzazione del programma, d'altra parte non si possono escludere momenti di tensione, soprattutto qualora il governo cercasse di realizzare in pieno provvedimenti come la flat-tax, il reddito di cittadinanza ed una revisione del sistema pensionistico. Il primo appuntamento di rilievo sarà in autunno, quando il governo dovrà presentare la legge di bilancio per il 2019 (entro metà ottobre), nella quale si affronterà anche la questione degli aumenti programmati dell'IVA.

Riteniamo quindi le attuali quotazioni di mercato da una parte riflettano il venir meno dei rischi di uscita dall'Area Euro e di illiquidità del mercato, d'altra parte incorporano l'incertezza sulle future politiche fiscali del governo. Ci aspettiamo che fasi di volatilità e di ridotta liquidità possano ripresentarsi sui nostri titoli di Stato e che sia pertanto opportuno mantenere un approccio cauto, in un contesto in cui è aumentata l'attenzione degli investitori internazionali sul nostro Paese. Ci aspettiamo, in aggiunta, che le scadenze brevi possano mantenere un certo premio per il rischio rispetto agli altri Paesi dell'Area Euro, in virtù di una probabile allocazione più diversificata della liquidità nei portafogli degli investitori. Nel lungo periodo, continuiamo a ritenere che le probabilità di uscita dell'Italia dall'Area Euro siano piuttosto limitate, non solo per il vincolo costituzionale che ci lega all'Unione Europea, ma anche perché gli effetti collaterali di una tale scelta potrebbero essere tali da dissuadere forze politiche e cittadini.

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