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ANIMA Flash - Conte-sto sfidante

11/06/2018
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Con la nascita del governo Conte le forti tensioni dell’ultima settimana su Borse e mercati si sono stemperate. Ma nello scenario non mancano elementi di incertezza, a partire dall’imposizione da parte di Trump dei dazi sulle importazioni di acciaio ed alluminio dall’Europa, operativi dal 1° giugno. L’approccio gestionale, quindi, resta prudente per contenere i rischi e al contempo tattico, per cogliere le opportunità che potrebbero presentarsi.

Nell’ultimo mese protagonista della scena dei mercati finanziari è stata la “volatilità politica”, che ha prodotto un indebolimento fra mercati e asset class nell’Eurozona e non solo. Il costo del debito pubblico domestico è salito repentinamente sulla spinta dei timori di una possibile uscita dell’Italia dalla moneta unica. La volatilità si è poi attenuata da fine maggio, con il via libera al governo guidato dal Professor Giuseppe Conte, il primo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. L’impennata dell’avversione al rischio da parte degli investitori esteri (che detengono circa 1/3 del debito italiano) nei confronti dell’intero “sistema Italia” ha determinato movimenti significativi sui Titoli di Stato italiani, soprattutto sulle scadenze a breve termine, complice anche l’agenzia di rating Moody’s, che ha messo sotto osservazione il nostro Paese per un possibile declassamento. Il resto è storia recente anzi recentissima. Nella sola giornata di martedì 29 maggio il tasso sui BTP a 2 anni è passato da 0,9% a 2,8%, in aumento di 190 punti base, cioè la variazione giornaliera più alta dal 1993 ad oggi; il tasso sui Btp a 10 anni ha raggiunto quota 3,15%, il massimo da maggio del 2014 e il differenziale di rendimento (spread) rispetto ai titoli tedeschi ha sfiorato i 300 punti base (si veda il Grafico 1). Anche la Borsa italiana, inevitabilmente, è stata penalizzata (si veda il Grafico 2). GraficoFlaGiu18_1.jpg

Le pressioni sui Btp a breve termine sono state aggravate dalla combinazione fra due fattori tecnici: il posizionamento sbilanciato degli investitori, costretti in alcuni casi a liquidare le posizioni per l’impennata della volatilità e la mancanza di liquidità sul mercato, con volumi di contrattazione molto modesti (situazione peggiorata il 28 maggio dalla chiusura per festività di Gran Bretagna e USA). Le valutazioni hanno raggiunto livelli estremi, giustificabili solo con un rischio significativo di ridenominazione valutaria, che però al momento non sembra ragionevole prendere in considerazione. Lo conferma la ripresa altrettanto inaspettata e violenta a cui si è assistito il 31 maggio (con un recupero importante sia dei BTP che del mercato azionario italiano), dal momento in cui si è fatta strada nuovamente la possibilità di un governo politico, che fosse espressione della maggioranza in Parlamento e che al contempo mantenesse in equilibrio i rapporti con l’Europa. Ora il focus si sposterà sulla sostenibilità finanziaria delle previste misure espansive di politica fiscale, pertanto fasi di volatilità potranno ritornare nel breve periodo


Nel frattempo sul fronte estero si sono riaccesi alcuni “focolai”. 

Primo fra tutti la prospettiva di una sempre più vicina “guerra tariffaria”, all’indomani della decisione di rendere operativi, già dal 1° giugno, i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio dall’Unione Europea, oltre che dal Messico e dal Canada. L’amministrazione Trump ha stabilito infatti di non prorogare l’esenzione temporanea concessa in precedenza, applicando così tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. 

Inoltre, l’attenzione internazionale si è tornata a focalizzare sulle vicende politiche della Spagna. Con lo scandalo finanziario Gurtel torna la prospettiva del voto anticipato in quanto, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione, sono state accertate le responsabilità di diversi esponenti del Partito Popolare del premier Mariano Rajoy. A quest’ultimo, sfiduciato dal Parlamento, è subentrato l’economista Pedro Sanchez, leader del partito socialista, che guiderà la fase di transizione. 

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Sul fronte macro, infine, va evidenziata la divergenza che si sta affermando fra Stati Uniti ed Eurozona. Se oltre Oceano la crescita economica si è dimostrata solida, con evidenze di accelerazione sia sul fronte dei consumi che degli investimenti, in Area Euro, invece, crescono le evidenze di un primo (fisiologico) rallentamento. Questo diverso contesto ha diversamente inciso sulla retorica delleprincipali Banche Centrali: la Federal Reserve ha ribadito, da un lato, la necessità di quella riduzione più rapida e decisa dello stimolo monetario annunciata a marzo, mentre il governatore della Banca Centrale Europea, Draghi, ha sottolineato come sia importante comprendere se questo rallentamento rappresenta una normalizzazione rispetto al ritmo sostenuto degli ultimi trimestri oppure è frutto di un indebolimento della domanda. In prospettiva, il team gestionale di ANIMA si aspetta che il flusso di dati confermi uno scenario di stabilizzazione della crescita su livelli elevati e di aumento delle pressioni inflazionistiche, specie negli USA, consentendo alle Banche Centrali di proseguire lungo il sentiero di normalizzazione delle politiche monetarie. 

Per tutte queste ragioni, il contesto si presenta sfidante e, pertanto, manteniamo un approccio volto al contenimento dei rischi, con l’obiettivo di cogliere le eventuali opportunità che dovessero presentarsi in questa fase altalenante per i mercati. Trasversalmente alle asset class, l’aumento della dispersione e del rischio specifico rendono determinante l’attività di stock-picking, mentre la mancanza di direzionalità impone uno stile gestionale più tattico

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