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ANIMA Flash - Mantenere la rotta in mezzo alla volatilità

08/05/2015

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ANIMA Flash - Mantenere la rotta in mezzo alla volatilità​

Nonostante il “paracadute” della Bce nelle ultime settimane sui mercati è tornato il nervosismo. A medio termine lo scenario resta favorevole alle asset class rischiose.

L’effetto Quantitative easing della Banca centrale sta finendo? È questa la domanda che probabilmente molti investitori si sono posti alla luce dei forti movimenti che si sono riscontrati un po’ su tutti i mercati alla fine del mese di aprile. A risentirne, infatti, non sono stati soltanto i rendimenti dei titoli di stato dell’Eurozona, ma anche le performance delle Borse della stessa area geografica, che hanno registrato ribassi rispetto al trend positivo di inizio anno, compresa Piazza Affari che ha perso un po’ di smalto. Persino il rafforzamento del dollaro sulla moneta unica ha visto una pausa momentanea. L’opinione del team gestionale di ANIMA è che i mercati azionari e in generale, trasversalmente, le asset class più rischiose - comprese quindi le obbligazioni societarie e specialmente gli high yield - continuano ad essere quelle su cui puntare. Anzi, complice proprio il contributo della politica ultra espansiva della Bce alla ripresa economica nell’Eurozona, la rotta non va cambiata e conviene continuare a seguire il flusso della liquidità. Il quadro di riferimento, dunque, non si è deteriorato; tuttavia, le nubi che si intravedevano all’orizzonte si sono manifestate e allo stato attuale la volatilità resta ancora dietro l’angolo. 

Di qui, nel medio termine, la scelta di ANIMA di continuare all’interno dei suoi fondi a privilegiare le Borse europee e ancora una volta il Giappone (dal momento che la Banca centrale nipponica ha confermato la sua politica monetaria accomodante), pur alleggerendo leggermente tutte le posizioni, alla luce delle possibili fasi di tensione. 

In primo luogo, infatti, anche se i progressi si riscontrano e il dialogo sta proseguendo in modo costruttivo, resta in sospeso la trattativa fra il governo greco e i vertici europei (Bce, Commissione Ue e Fondo monetario internazionale) per evitare il default della Grecia: l’elemento che crea maggiore tensione è rappresentato dalla situazione di cassa del Paese, dal momento che la Grecia non è in grado di far fronte a tutte le proprie spese senza gli aiuti della Troika. In più, a causa anche dell’incertezza politica, il ciclo economico si presenta nuovamente peggiorato. Urge, perciò, il raggiungimento di un accordo sul “pacchetto” di riforme strutturali necessario (da quella della pubblica amministrazione a quella del mercato del lavoro e delle pensioni in primis) a sbloccare gli aiuti finanziari essenziali (ovvero 7,2 miliardi di euro) e così assicurare il futur​o del Paese sempre all’interno dell’Eurozona. Il team gestionale di ANIMA, ritiene che al momento i rischi sul resto dell’Europa e in particolare sulla Periferia, siano limitati sia da un punto di vista economico che finanziario, grazie prima di tutto al “paracadute” offerto dagli acquisti della Bce, anche per quei Paesi che sono “sotto aiuto” ma che stanno rispettando gli impegni assunti con la Ue (come ad esempio il Portogallo). A ciò va aggiunto che, rispetto al 2011 quando si era nel pieno della crisi dell’Eurozona, oggi esistono credibili strumenti di cooperazione tra i governi, come ad esempio l’European stability mechanism (ESM), introdotto per finanziare i Paesi in difficoltà e a cui partecipano tutti gli Stati membri della Zona Euro. Infine, va considerato che l’economia greca è relativamente “piccola”, in quanto rappresenta meno del 2% di quella dell’Eurozona e che il debito della Grecia risulta quasi del tutto detenuto dalla Troika; basti pensare che l’esposizione degli investitori esteri, sia banche sia settore privato in generale, è calata di circa l’80% dal 2009. 

In secondo luogo, ma non di certo per importanza, le prossime mosse da parte della Federal Reserve americana: l’attenzione da parte degli investitori si è spostata dalla tempistica con cui la Fed alzerà i tassi di interesse alle modalità e quindi agli strumenti con cui la Banca centrale americana interverrà. Dopo la recente battuta d’arresto del Pil americano nel I trimestre di quest’anno, la Fed in occasione dell’ultimo meeting di fine aprile ha lasciato invariata la sua politica monetaria, rinnovando però l’intenzione di voler avviare la stretta monetaria. Ad oggi, però, sembra difficile assistere ad un rialzo dei tassi già nel mese di giugno

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