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ANIMA Flash novembre: Rumori e segnali

13/11/2014
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ANIMA Flash novembre: "Rumori e segnali"​


Nel mese di ottobre i mercati azionari europei e americani sono stati protagonisti di una correzione, in parte recuperata. Per la crescita dei listini al dinamismo delle banche centrali deve però affiancarsi il supporto di riforme e politiche fiscali.

Quanto rumore e quanto segnale? Nelle scorse settimane i mercati finanziari, complici una serie di eventi, sono stati colpiti da una nuova ondata di volatilità accompagnata da una f​ase di avversione al rischio, che non è passata inosservata fra gli investitori. La correzione della prima metà del mese di ottobre è stata del resto significativa, con la Borsa americana che ha perso il 7% e quelle europee intorno all’11%. Ora, però il mercato azionario americano si è già riportato su nuovi record assoluti, mentre l’Europa ha recuperato metà del terreno perduto. Chi confrontasse soltanto i livelli di inizio e fine ottobre, potrebbe quindi dedurne che non è successo granché. 

L’Europa al contrario è caratterizzata da crescita bassissima o nulla (+0,1% nel secondo trimestre 2014, rispetto al precedente), disoccupazione elevata (l’11,5% a settembre), inflazione in calo (allo 0,4% annuo ad ottobre secondo le stime Eurostat). Servono, ancora o più ancora di quanto fatto finora, stimoli monetari. La pensa in questo modo la Bce, che a inizio novembre ha lasciato invariati i tassi di interesse ai minimi storici, confermato l’acquisto di covered bond e avviato anche l’acquisto di titoli asset-backed. Queste operazioni complessivamente si protrarranno per almeno due anni, insieme ai T-Ltro – la prossima asta è fissata per l’11 dicembre.

Non solo. Draghi ha indicato che lo staff della Bce sta già studiando ulteriori interventi non convenzionali, da dispiegare nel caso il quadro economico si deteriorasse ulteriormente, e ha sottolineato che “altre politiche devono contribuire in maniera decisiva” (e in particolare le riforme del mercato del lavoro e dei beni), affinché si rafforzino gli investimenti, la produttività e l’occupazione.

La Banca centrale giapponese, la BoJ, mantenendo le sue promesse, d’ora in poi amplierà la base monetaria a un ritmo di ben 80mila miliardi di yen l’anno, contro il precedente 60-70mila: il governatore Haruhiko Kuroda, ha dichiarato che la BoJ farà tutto quanto possibile per cercare di conseguire il target ufficiale sull’inflazione del 2%, così come aveva comunicato a suo tempo Mario Draghi, il 25 luglio 2012 (“Whatever it takes” aveva detto); allora però il suo obiettivo era quello di salvare l’unione monetaria europea. 

In questo contesto, la pubblicazione degli stress test e dell’Asset quality review (Aqr), ovvero la “pagella” di Bce e Autorità bancaria europea sui bilanci delle banche europee, al di là dei singoli casi, è un elemento positivo, in quanto ha sottratto incertezza e svelato un settore finanziario nel complesso solido. Dall’analisi dei bilanci dei 130 principali istituti di credito Ue sono emersi 136 miliardi di euro di crediti in sofferenza non contabilizzati, una cifra importante in senso assoluto ma tutto sommato gestibile rispetto a sofferenze note di 879 miliardi di euro e a un patrimonio di 22 mila miliardi di euro. Sotto il profilo delle ricapitalizzazioni, gli stress test hanno evidenziato la necessità di rafforzamenti per 25 miliardi di euro, di cui 16 già raccolti nel corso dell’anno.

Ne discende una sostanziale neutralità sull’evoluzione a medio termine dei mercati azionari: movimenti di ampia portata potranno seguire solo a interventi incisivi sul fronte delle riforme e delle politiche fiscali. A breve, avvicinandosi la fine dell’anno ci aspettiamo un tendenziale progresso, al netto di imprevedibili evoluzioni delle variabili esogene.

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