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ANIMA Flash luglio: "Quando i cambi pesano sulla stabilità dei prezzi"

16/07/2014


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ANIMA Flash luglio: "Quando i cambi pesano sulla stabilità dei prezzi "​



Da maggio dopo i primi interventi della BCE si risc​ontra un primo indebolimento dell’Euro nei confronti del dollaro e di altre valute. Politiche accomodanti sostengono i mercati.​

​A poche settimane dalle considerazioni di Mario Draghi sulla crescente importanza del tasso di cambio per giudicare le prospettive di stabilità dei prezzi e a un mese dal “pacchetto” di interventi annunciato dalla Banca centrale europea, un primo risultato tangibile è la stabilizzazione della moneta unica. Sia nei confronti del dollaro che verso un paniere composto dalle valute dei principali partner commerciali dell’Area euro, la moneta unica ha ceduto qualche punto percentuale negli ultimi due mesi. E questo era uno degli obiettivi intermedi della BCE, insieme al superamento del credit crunch, per evitare la deflazione e favorire la ripresa in Europa​.

In tema di andamento dei prezzi, anche l’ultima rilevazione dell’Eurostat ha evidenziato come il tasso
di inflazione europea, nel mese di maggio, sia aumentato soltanto dello 0,5% anno su anno nell’Eurozona e dello 0,6% nei Paesi Ue, a fronte, rispettivamente, dello 0,7% e 0,8% di aprile, allontanandosi perciò ulteriormente dall’obiettivo ufficiale della BCE, cioè un caro vita inferiore ma vicino al 2%.​

È chiaro però che la maggior parte degli effetti di questa ingente manovra di politica monetaria varata dalla BCE si vedranno nel medio e lungo periodo; tuttavia, se non sono immediatamente efficaci sull’economia reale, sono tali da migliorare da subito le condizioni finanziarie complessive, vale a dire con un impatto rapido su spread e tassi di interesse più bassi. Lo spread Btp/Bund resta stabile nel range 155-160 punti, con il rendimento del decennale italiano arrivato al 2,8% circa. Al contempo, però, si è già assistito alla discesa dei tassi interbancari, rendendo i mutui meno cari e soprattutto, sulla spinta dell’ampia liquidità in arrivo e del tasso negativo sui depositi presso la BCE, i tassi sono scesi ai minimi storici.

Prosegue, comunque, l’appetito di titoli di Stato della zona Euro e in particolare delle obbligazioni governative della Periferia, che offrono ancora un rapporto rischio/rendimento interessante e su cui ANIMA ha una visione positiva da lungo tempo.

Nell’ultima riunione del 3 luglio il Consiglio Direttivo della BCE ha confermato i tassi di interesse ai livelli a cui li aveva abbassati a giugno: il principale tasso di rifinanziamento è rimasto fermo al minimo dello 0,15%, il tasso di rifinanziamento marginale allo 0,40% e quello con cui la BCE retribuisce i depositi che custodisce, per conto delle banche commerciali, è stato mantenuto negativo a quota -0,10%.

A proposito dei cambi dell’Euro, Draghi ha riferito che non rappresentano un obiettivo della politica monetaria della BCE, tuttavia “sono decisamente molto importanti per le prospettive di stabilità dei prezzi”, basti pensare che nell’ultimo anno e mezzo i cambi valutari hanno inciso in misura maggiore sull’inflazione perfino rispetto ai prezzi del petrolio e all’energia. Draghi, inoltre, ha dichiarato che “la politica monetaria sarà ancora più accomodante” e che nel direttivo si è “unanimi nell’utilizzo di politiche non convenzionali in futuro” e che “i tassi resteranno su questi livelli per un periodo di tempo prolungato”.

Sul tema della crescita e della ripresa in Europa, Draghi ha poi ricordato che l’Area Euro sta conoscendo una “moderata ripresa”; in merito invece all’inflazione, grazie alle misure previste, ha fatto presente che dovrebbe rialzare la testa nel 2015 e nel 2016, e se poi la situazione dovesse cambiare rotta, Draghi rassicura che si ricorrerà al programma di acquisti su larga scala, cioè il “quantitative easing” che implicherebbe l’acquisto di titoli di Stato. Ancora ha dichiarato che i nuovi prestiti a lungo termine destinati alle banche e condizionati al credito a famiglie e imprese, i cosiddetti “Tltro”, potrebbero ammontare a 1.000 miliardi di euro. Le prime aste sono previste il 18 settembre e l’11 dicembre. Inoltre, Draghi ha manifestato la volontà di effettuare un intervento per risollevare il mercato degli Abs (Asset backed securities), titoli frutto di cartolarizzazioni, che continuano a risentire dei postumi della crisi dei mutui subprime negli Usa. 

La Federal Reserve, d’altro canto, ha confermato il piano di riduzione degli aiuti all’economia e anzi ha dichiarato che potrebbe interrompere del tutto gli acquisti di titoli sul mercato a partire da ottobre, se “certe condizioni economiche resteranno positive”. Più incerto, ma sicuramente più lontano nel tempo, il momento di un aumento dei tassi di interesse.

A questo proposito la stessa presidente della Fed, Janet Yellen, ha dichiarato come non esista “una formula matematica e meccanica per determinare a quanto corrisponda il lasso temporale fra la fine del piano di acquisto di titoli e l’aumento dei tassi di interesse”. A ciò va aggiunto che la Fed ha dimostrato di non essere preoccupata e vigile rispetto al rialzo dell’inflazione degli ultimi tre mesi (l’indice dei prezzi al consumo americano è cresciuto ad una velocità annualizzata del 2,8%) e anzi ha abbassato le previsioni d’inflazione per il 2015 e per il 2016.

In ogni caso l’orientamento di fondo maggiormente accomodante della politica monetaria europea rappresenta il principale fattore che spinge il team gestionale di ANIMA a manifestare, ancora una volta, la preferenza per i mercati azionari europei, posizione ormai consolidata da tempo. Va detto, però, che in questo ultimo mese i mercati azionari compresi quelli europei, grazie al supporto delle banche centrali, hanno ripreso a correre superando la breve correzione fisiologica di maggio, con anche gli indici S&P e Nasdaq da un lato e ad esempio dall’altro il Dax tedesco, che hanno messo a segno nuovi record storici; Piazza Affari, tra l’altro, è stata una delle migliori Borse del Vecchio Continente.

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