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ANIMA Flash Ottobre: Valuta forte

06/10/2017

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Gli occhi degli investitori non possono che essere puntati sull’andamento del cambio euro-dollaro. La divisa europea si è fortemente apprezzata nei confronti di quella americana e potrebbe ulteriormente rafforzarsi nel medio periodo. Nel frattempo, restano sul tavolo le mosse delle banche centrali e le scelte di politica fiscale. 

L’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro ha rappresentato uno dei driver principali per gli investitori. Dopo l’elezione di Emmanuel Macron in Francia, infatti, la divisa americana ha cominciato una fase d’indebolimento nei confronti di quella europea (Grafico 1). Ad alimentare il movimento è stata la profonda divergenza fra gli sviluppi lungo le due sponde dell’Atlantico, sia a livello macroeconomico con l’indebolimento di crescita e inflazione negli Stati Uniti e le sorprese positive in Europa, sia a livello politico, con i fallimenti dell’amministrazione Trump e l’ulteriore ridimensionamento del filone euroscettico in area Euro. Il movimento è stato particolarmente violento e in area 1,20 il cambio euro-dollaro ha raggiunto un livello vicino a quelli di equilibrio. È ragionevole aspettarsi, secondo il nostro punto di vista, una fase di consolidamento o anche di lieve recupero del dollaro, proprio perché questa divergenza è destinata in parte a rientrare, grazie al trend reflazionistico che potrebbe tornare e di cui parleremo più avanti. In ogni caso, il rafforzamento dell’euro dovrebbe prosegure nel medio termine, a causa del diverso posizionamento delle due aree geografiche nel ciclo economico e di politica monetaria, per la solidità dei fondamentali dell’area euro e per i massicci deflussi di capitale che hanno  lasciato l’area durante la crisi del debito sovrano e che ancora non sono rientrati. A nostro avviso, quindi, una fase di consolidamento è possibile, ma strategicamente il trend sarà di rafforzamento dell’euro. 

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Non solo euro: anche le banche centrali restano al centro della scena. Gli investitori sono concentrati sulle mosse di Federal Reserve e Banca Centrale Europea. Nel suo ultimo meeting di fine settembre, la Fed ha deciso di iniziare a ridurre il bilancio a partire da ottobre. Il processo sarà molto graduale, durerà anni e si concluderà quando verrà raggiunto un livello che la Fed considererà adeguato. I futuri effetti sul mercato sono al momento difficili da valutare e da quantificare. Ciò che possiamo notare, comunque, è come la Fed stia procedendo nel sentiero di normalizzazione della propria politica monetaria: prima ha iniziato con il rialzo dei tassi a breve, ora con la riduzione del bilancio e proseguirà, probabilmente, a dicembre con un nuovo rialzo dei tassi. Inoltre, la Fed ha dato indicazione di ulteriori tre rialzi nel 2018, e di un target nel medio-lungo periodo in area 2,75%. C’è un punto interrogativo importante e riguarda il direttorio della Federal Reserve: a breve terminerà il mandato della presidente, Janet Yellen, che probabilmente dovrà passare il testimone. Questo potrebbe provocare incertezza riguardo alla continuità delle politiche monetarie e volatilità sui mercati obbligazionari. 

Un altro aspetto relativo a ciò che accade negli Usa, e che inevitabilmente condizionerà i mercati internazionali, riguarda le mosse di Donald Trump. Il presidente americano ha comunicato di aver trovato l’accordo con i democratici per un disegno di legge che combinasse lo stanziamento di fondi per la ricostruzione post-uragani con l’estensione della legge di spesa e del limite del debito a dicembre. Trump ha altresì annunciato di voler collaborare con i democratici su altri fronti, come l’immigrazione e, soprattutto la politica fiscale. Il grande reflation trade (Grafico 2) partito dopo l’elezione di Trump di novembre 2016, quindi, potrebbe ripartire: nei prossimi mesi, infatti, ci aspettiamo una riaccelerazione della crescita e un risveglio delle pressioni inflazionistiche, che potrebbero portare a un’accentuazione dei trend di aumento dei tassi e di apprezzamento dei mercati azionari. grafico21017.jpg

In Europa, Mario Draghi ha comunicato che “la stabile ripresa” ancora non si traduce in “più convincenti” dinamiche di aumento dell’inflazione. I rischi di deflazione sono “essenzialmente spariti”, ma l’inflazione “core” è migliorata “solo moderatamente” negli ultimi mesi: è pari all’1,5% ad agosto ed è attesa in discesa “temporanea” verso la fine dell’anno. Anche se il governatore afferma di essere più fiducioso che l’inflazione vada verso gli obiettivi (il 2%), si dichiara consapevole che serve ancora un livello molto elevato di accomodamento monetario”. Per tutti questi motivi, e in un contesto che vede rientrato il rischio geopolitico di una degenerazione del conflitto tra Usa e Corea del Nord, la view di ANIMA è quella di prediligere, ancora una volta, le asset class più rischiose. Eventuali fasi di correzione dovrebbero essere gestite tatticamente cogliendo eventuali opportunità di acquisto. I fondamentali macro e micro, infatti, giustificano il mantenimento di una view strategica positiva sulle azioni in particolare, a discapito di obbligazioni e liquidità.

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