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ANIMA Flash - Vince Trump: e adesso?

15/11/2016
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Quali saranno gli impatti sui mercati dopo l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti? È solo uno dei temi sul tavolo, in un contesto di cambiamento delle politiche monetarie da parte delle banche centrali e di un aumento delle aspettative di inflazione. In attesa del referendum in Italia. ​

L’elezione del presidente degli Stati Uniti, il referendum in Italia, la Brexit, le politiche monetarie delle banche centrali e, soprattutto, il ritorno dell’inflazione: sono questi i principali temi sul tavolo che nei prossimi mesi focalizzeranno l’attenzione degli investitori. Ma se per il referendum nel nostro Paese e per il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si può parlare di eventi locali, ben diverso è l’impatto degli altri temi. Trump, oltre alla presidenza, ha dalla sua parte un Congresso totalmente repubblicano, sia la Camera sia il Senato. Dal punto di vista dei mercati, la vittoria del tycoon porta con sé incertezza, soprattutto nel breve periodo. In un orizzonte temporale di medio-lungo, invece, è possibile che il trend reflazionistico possa accelerare ed essere positivo per i mercati, specialmente azionari. ​Per quanto riguarda il mondo obbligazionario, ci troviamo in una fase, iniziata nel corso dell’estate, in cui i rendimenti su scala globale stanno aumentando, seppur gradualmente. Questo processo è stato guidato da un graduale innalzamento delle aspettative di inflazione, come confermano i dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti in miglioramento (Grafico 1). ​Grafico1Trump.jpg

Le motivazioni sono diverse e sono da ricercarsi sostanzialmente in dati macro tutto sommato positivi, nel recupero e nella stabilizzazione delle materie prime, con un riequilibrio della domanda e offerta di petrolio, e nel passaggio di testimone dalle politiche monetarie a quelle fiscali, probabilmente il tema più importante nel contesto attuale. Le banche centrali, infatti, stanno riflettendo su come ridurre lo stimolo monetario e passare il testimone ai governi per sostenere l’economia attraverso politiche fiscali più espansive. I primi a iniziare un graduale restringimento delle condizioni finanziarie sono stati gli Stati Uniti e, grazie al buon andamento del quadro macro, sono i maggiori candidati a un rialzo dei tassi (il prossimo è atteso per dicembre 2016). Pre-elezioni, lo scenario base prevedeva Pil e inflazione in crescita per gli Usa e un sentiero di rialzo dei tassi non brusco: la Fed stessa si aspetta solo due rialzi per l’anno prossimo e un target di lungo periodo più basso che in passato (Grafico 2), al termine del ciclo di restrizione monetaria. L’elezione di Trump potrebbe portare ad uno spostamento verso l’alto delle attese di inflazione e, di conseguenza, della curva dei rendimenti americana, con effetti negativi sui bond a lungo termine e positivi, con riserva, sul mercato azionario Usa. I settori che possono maggiormente trarre beneficio da questa situazione sono quello finanziario ed energetico; coloro che potrebbero soffrire, invece, sono telecomunicazioni e healthcare. I temi politici terranno banco anche in Europa, con il Referendum italiano da una parte e la Brexit dall’altra.Grafico2Trump.jpg

Il primo è visto come una tappa di un processo riformatore nel nostro Paese. L’incertezza sull’esito si riflette soprattutto in una debolezza, anche se limitata, dello spread e in una maggiore volatilità sui mercati domestici, che potrebbe però anche fornire delle buone occasioni di acquisto. Come già accennato, infatti, la sensazione è che l’appuntamento abbia una portata locale e, infatti, non ha intaccato la view positiva di ANIMA sugli asset più rischiosi, ulteriormente rafforzata nell’ultimo mese. Poi, la Brexit è tornata a essere un tema di attualità, a causa di una virata verso una “hard Brexit” da parte del governo inglese, ovvero la prospettiva di accontentare maggiormente la fascia più intransigente della coalizione politica, che pone un accento maggiore al controllo dell’immigrazione rispetto all’accesso al mercato unico. Dal punto di vista economico, questo potrebbe portare nel lungo periodo dei danni per il Regno Unito e lo si intuisce se si osserva il deficit pubblico britannico e la dipendenza dai capitali esteri, anche per quanto riguarda gli investimenti. Una “hard Brexit” potrebbe, quindi, accelerare una fuga di capitali dal Regno Unito e provocare una debolezza della sterlina. Come per il referendum in Italia, comunque, questo tema sembrerebbe avere più che altro una rilevanza locale. In questo quadro, la view di ANIMA è di privilegiare moderatamente la classe azionaria. La volatilità data dall’incertezza riguardo le prossime mosse delle banche centrali e dall’esito del referendum in Italia può essere considerata come opportunità di aumento dell’esposizione, all’interno del mondo azionario. 

Occorrerà, comunque, continuare a monitorare con attenzione le implicazioni sulle aspettative di inflazione e sulle conseguenti politiche delle banche centrali oltre che su eventuali possibili rotazioni settoriali conseguenti e tenere conto del ruolo di Trump come alfiere delle politiche reflazionistiche che hanno cominciato da alcuni mesi a guadagnare credito anche presso parte dell’establishment economico e politico europeo.

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