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ANIMA Flash - Mercati appesi al rischio Brexit

10/06/2016

​​​​​In attesa del referendum del 23 giugno, fondamentale per il futuro della UE, l’approccio di ANIMA resta prudente sulle azioni e in particolare sulle Borse europee. Anche la Fed sembra preferire un atteggiamento attendista, in vista dell’appuntamento elettorale britannico e dopo gli ultimi dati, meno confortanti, sull’occupazione americana.​​

“Rimanere o non rimanere” nell’Unione Europea? È questo il dilemma che il 23 giugno prossimo sarà sottoposto ai cittadini del Regno Unito in occasione del referendum sul rischio Brexit (da “Britain Exit”) e che da settimane tiene con il fiato sospeso la Ue​ e i mercati finanziari internazionali. Nonostante le opinioni discordanti fra gli osservatori - concorda, a favore del “SÌ”, l’ampia maggioranza dell’establishment britannico (da Cameron al Financial Times, dal Tesoro alla Banca d’Inghilterra) e di quello politico ed economico internazionale - una vittoria dei “NO” (cioè i voti contrari alla permanenza nella Ue) determinerebbe l’avvio del processo di uscita (“Brexit”) e avrebbe effetti nel complesso negativi o molto negativi sull’economia, sia del Regno Unito sia della Ue e sarebbe uno shock per i mercati finanziari, almeno nell’immediato. Una vittoria, invece del fronte del “SÌ” avrebbe conseguenze leggermente positive sui mercati. 

​Detto questo, al fine di contenere le conseguenze di una (meno probabile) Brexit, il team di gestione ha condiviso di adottare, in generale, un approccio tattico e prudente agli investimenti, nel rispetto dei limiti di ciascun fondo. Accanto all’appuntamento elettorale britannico a creare incertezza è nuovamente la politica monetaria americana, di qui la grande aspettativa nei confronti del prossimo meeting del 14-15 giugno della Federal Reserve. Nei verbali della riunione di aprile, infatti, la Fed aveva lasciato aperta la possibilità di un rialzo dei tassi già a giugno o al più tardi a luglio, a patto che l’economia americana avesse continuato lungo il percorso di ripresa intrapreso e l’inflazione lungo quello di avvicinamento al target del 2 per cento. Ma i dati di maggio relativi al mercato del lavoro, e in particolare ai nuovi occupati in Usa, hanno deluso - sono risultati in crescita solo di 38mila unità, contro i 123mila di aprile e le stime che oscillavano tra 150-160mila – rivelando il peggior risultato degli ultimi cinque anni, ciò nonostante la disoccupazione si presenti invece in calo dal 5% al 4,7%, il livello più basso da novembre del 2007.

Numeri, perciò, in apparente contraddizione, che potrebbero far sì che nel futuro prossimo la Fed decida di fare marcia indietro sull’iter di rialzo dei tassi. In occasione del suo discorso al Word Affairs Council di Philadelphia la Yellen, in sintesi, ha fatto presente come ci siano ancora troppe incertezze sul mercato del lavoro e sull’economia statunitense, che aggiunte alle incognite internazionali – primo fra tutti l’impatto politico ed economico di un’eventuale Brexit, senza dimenticare una crescita a livello globale che resta debole – potrebbe determinare un rinvio della stretta. Pertanto, alla luce di questi potenziali fattori di incertezza, la visione di ANIMA sui mercati azionari e obbligazionari nel loro complesso resta invariata e prudente.​​

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